Riorganizzazione in via Rogerio, vigili pronti allo sciopero: «Vogliamo incontrare Dosi»

Paolo Sarasini, segretario regionale del sindacato di polizia locale DICCAP SULPL: «A fronte di una indisponibilità alla discussione di altri e, a nostro avviso, più concreti ed efficaci modelli organizzativi si richiede un incontro urgente con il sindaco di Piacenza e si comunica che in caso di attuazione del sistema proposto si procederà con l’indizione dello stato di agitazione e conseguenti azioni sindacali»

«A fronte di una indisponibilità alla discussione di altri e, a nostro avviso, più concreti ed efficaci modelli organizzativi si richiede un incontro urgente con il sindaco di Piacenza e si comunica che in caso di attuazione del sistema proposto si procederà con l’indizione dello stato di agitazione e conseguenti azioni sindacali». Lo afferma Paolo Sarasini, segretario regionale del sindacato di polizia locale DICCAP SULPL, con riguardo alla riorganizzazione all'interno del comando della polizia punicipale di Piacenza in via Rogerio.

«Pur reputando positivi i principi ispiratori - si legge in una nota ufficiale - derivati dalle teorie “cognitivistiche” motivazionali che considerano i diversi temi organizzativi quali conflittualità, regole decisionali, attenzione all’ambiguità dei processi deliberativi, contrapposizioni tra “coalizioni” in relazione al benessere organizzativo, si criticano le modalità operative per il raggiungimento di tali fini che, a nostro avviso, vanno in senso contrario agli obbiettivi prefissati ed in particolare ci riferiamo alla rotazione degli “incarichi” che non verrebbe a creare professionalità bensì la deframmenterebbe riducendo inoltre quella acquisita».

E ancora: «E' impensabile che nel giro di pochi mesi (quattro?) si possa formare il personale, il quale non sarebbe affatto stimolato sapendo poi di dover tornare all’origine e non avere mai la possibilità di perseguire una percorso professionale di conoscenze specialistiche secondo anche le proprie propensioni (indispensabili nel nostro lavoro vista  l’enorme mole normativa e l’incommensurabile varietà di casistica)».

«L’adattamento della struttura può essere perseguito tenendo conto dei vari sotto insiemi nella loro specificità e deve essere valutata in termini di chiarezza, certezza, orientamento personale che forzatamente vanno a determinare una necessità di specializzazione e coordinamento».

«Il servizio di Polizia Municipale opera in un contesto dinamico di continua e sostenuta innovazione che deve necessariamente partire da una evoluzione di rapporti tra i gruppi che non si realizza sicuramente con il modello proposto ma coordinando l’attività nella propria ramificazione, probabilmente la presunta conflittualità venutasi a creare è proprio dovuta all’incapacità di gestione delle risorse umane».

«Il modello proposto sminuisce inoltre il ruolo degli ufficiali che hanno il compito di coordinamento, controllo e formazione, sembra in buona sostanza, che l’insoddisfazione del personale sia dovuto alla mancanza di un percorso formativo con un affiancamento reale, all’incapacità di distribuzione dei compiti e alla carenza di una strategia che risalti le capacità individuali, e per porre rimedio a queste presunte mancanze  si va a proporre un modello organizzativo che opera ancora di più una struttura divisionale cercando diversificazioni momentanee che senza dubbio creeranno inefficienze senza realizzare il reale coordinamento delle attività e favorire  positive dinamiche di gruppo».

«Si rileva inoltre che c’è disparità di trattamento tra Lavoratori, infatti solo alcuni settori sarebbero coinvolti nella modifica organizzativa, mentre tutto l’apparato “amministrativo” (c.a 30%) risulterebbe esente da rotazione, cosa che provoca non poche critiche da parte del personale coinvolto».

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«Ancora, la necessaria tendenza alla riduzione delle distorsioni provocate dalla turnazione e il perseguire un equilibrio nei carichi di lavoro sarebbero talmente legati a meccanismi vincolanti che tutti i processi decisionali non potrebbero più essere filtrati dagli uffici preposto verticalizzando quindi tutta la struttura organizzativa e mostrando ancora una volta la debolezza del sistema».

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