I ristoratori dell’Emilia-Romagna: «Per ripartire abbiamo bisogno di certezze e di sinergia con tutte le istituzioni»

Lo chef Emiliano Arcelloni, referente del comitato auto-organizzato “Aprire o morire”, ha rappresentato la categoria in una iniziativa che ha coinvolto le città emiliano-romagnole

Emiliano Arcelloni

Con una conferenza stampa itinerante il movimento spontaneo dei Ristoratori Emilia-Romagna cui hanno aderito già oltre 700 imprenditori della ristorazione cerca di sensibilizzare le istituzioni locali e regionali sulle complesse problematiche che deve affrontare la categoria in vista dei problemi che si dovranno affrontare nella prossima apertura dei locali nella fase 2 dell’emergenza Covid-19, ma anche per superare al meglio le conseguenze del prolungato blocco delle attività.

Si è iniziato in prima mattinata a Piacenza davanti a Palazzo Farnese dove era presente, in rappresentanza del nostro territorio, Emiliano Arcelloni, chef e referente del comitato auto-organizzato “Aprire o morire” e si proseguirà durante la giornata a Parma, Reggio-Emilia, Modena, Bologna Ferrara e Rimini.

«Abbiamo pagato - ha sottolineato Arcelloni - un prezzo elevatissimo che rischia di vanificare la professionalità e la qualità della ristorazione del nostro straordinario territorio, anche se abbiamo trovato attenzione e disponibilità sia a livello locale con il sindaco Barbieri, come in questi ultimi giorni a livello regionale». «Abbiamo tanta voglia di ripartire - ha ribadito -  ma le soluzioni da adottare non sono semplici perché ogni locale ha proprie peculiarità ed per quasi tutti il distanziamento di due metri tra i tavoli comporterebbe un numero di coperti esiguo e non sufficiente a garantire il sostentamento dell’attività. L’unica soluzione sarebbe la concessione di maggiori spazi esterni». «Sarebbe anche auspicabile un’autocertificazione dei clienti in cui attestano di poter sedere allo stesso tavolo. Si parla poi di liste digitali consultabili con Qr code, oppure con carte usa e getta o ancora fogli plastificati da igienizzare subito dopo. Tanti dubbi ma la necessità di fornire al più presti tutti i chiarimenti», ha proseguito. 

Il movimento ha varato anche un vero e proprio manifesto che riassume una serie di richieste e proposte, volte ad evitare che molti, troppi ristoratori possano essere schiantati dal peso oltre ad introdurre ed indicare alcune azioni da adottare per rendere operativa e sicura la riapertura. Ventitrè punti, suddivisi in tre blocchi, che affrontano le diverse problematiche che l’emergenza COVID-19 ha creato nell’intero settore. Si apre con le misure ritenute vitali ed urgenti come la sospensione di leasing e mutui fino al 31.12.2020 e recupero delle mensilità congelate in coda al periodo previsto dalla relativa misura, la proroga della cassa integrazione straordinaria fino al 31.12.2020 per il personale in forza al 23.02.2020 e la richiesta di ottenere un credito d'imposta al 60% dei canoni di locazione riconosciuto al proprietario degli immobili commerciali fino al 31.12.2020 con il rimanente 40% a carico del locatore e misura semplificata (cedolare secca).

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E si prosegue con indicazioni che riguardano interventi che possono essere adottati dalle amministrazioni locali. In questo caso l’attenzione si concentra, tra l’altro, sulla cancellazione, per l'anno 2020, delle imposte locali (ad esempio TARI, IMU, tasse d'affissione, occupazione suolo pubblico) e tariffario ridotto del 50% per i primi 6 mesi del 2021, detrazioni d'imposta per chi fa turismo in Emilia-Romagna, allungamento degli orari di apertura delle attività almeno nel week end.

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