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Ritardi e disagi nell’avvio dei progetti di servizio civile regionale

I rappresentanti dei volontari del servizio civile: «A “Garanzia Giovani” chiediamo coerenza e comunicazioni chiare»

“Garanzia Giovani è una sfida che richiede la collaborazione e l’impegno delle istituzioni e di tutte le forze sociali, dei giovani chiamati ad essere attivi nel cogliere le opportunità offerte”, si legge nelle pagine web dedicate della Regione Emilia Romagna.   «Crediamo – spiega una delegazione dei volontari di Servizio Civile Laura Sciore, Glenda Cinotti, Cecilia Caselli, Giulia Pasini. Adom Kobiyé e Enxhi Dollia - che pochi o nessuno di questi tempi, rimangano impassibili di fronte a proposte di impegnarsi anche solo per pochi mesi. Molti giovani hanno voluto cogliere quest’opportunità iscrivendosi alla misura del Servizio Civile Regionale, decidendo di investire non solo sulla propria crescita ma anche su quella della collettività. Eppure quest’opportunità tarda ad arrivare, tanti di questi ragazzi attendono da mesi una risposta e non sono ancora potuti entrare in servizio. Molti hanno intrapreso altri percorsi o hanno abbandonato questa scelta. Cos’è successo?

Il procedimento sembrerebbe semplice: l'interessato si reca presso il centro per l'impiego, attraverso un colloquio ottiene un profilo ricavato da studi ed esperienze che ha concluso, dichiara la disponibilità a svolgere il Servizio Civile, firma un patto di servizio. A questo punto i giovani hanno diritto a vedere avviata una delle misure previste da Garanzia Giovani entro 4 mesi, periodo durante il quale è “vietato” impegnarsi ed ogni altra progettazione è resa impossibile, a meno di perdere lo status di neet (giovane che non studia e non lavora). A questo periodo però si sommano non solo la particolarità della misura, che richiede un avvio unificato dei progetti, ma anche ritardi e assenza di comunicazione. Tenteremo di ricostruire le tempistiche per far comprendere il disagio causato da questa infinita attesa.

La chiusura delle iscrizioni è avvenuta a fine novembre del 2014, in quanto le domande (su base regionale) eccedevano i 527 posti disponibili. Per 153 ragazzi che hanno aderito a questa misura l’avvio è avvenuto il 16 marzo, stessa data di partenza del programma di Servizio Civile Nazionale in Garanzia Giovani, a 4 mesi di distanza dalla chiusura delle iscrizioni. Le risorse infatti inizialmente non permettevano di coprire tutti i 113 progetti approvati dalla Regione, ma solo una parte di quelli fra cui i candidati avevano la possibilità di scegliere. L’ordine di avvio dei progetti è avvenuto attraverso una graduatoria regionale basata, a quanto ci è dato sapere, sull’ordine di iscrizione al programma. Nessun altro criterio è stato specificato né reso pubblico. A febbraio di quest’anno sono stati stanziati ulteriori finanziamenti tali da coprire tutti i progetti e a fine aprile, quindi a distanza di più di 5 mesi dall’adesione, i giovani sono stati ricontattati perché dessero la conferma di voler ancora aderire alla misura da loro inizialmente scelta ed è stato comunicato loro che i progetti sarebbero stati avviati il 18 maggio. Inutile sorprendersi della diminuzione dei ragazzi disponibili. Ma non finisce qui: allo scadere della data prevista di avvio i giovani sono stati informati che ci sarebbe stato un ritardo nelle partenze per motivi amministrativi non meglio specificati, imputati alla Regione. Dopo questa comunicazione il silenzio. In data 3 giugno noi Delegati e Rappresentanti Regionali abbiamo inviato una email di sollecito agli uffici e agli assessorati competenti e ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposta. Pare che negli ultimi giorni qualcosa cominci a smuoversi, sta di fatto che è trascorso un altro mese senza che i progetti siano ancora partiti e nessuna comunicazione è stata resa pubblica sul sito e sulle pagine social del programma di Garanzia Giovani.  Anche qualora, come ci auguriamo, la situazione si sbloccasse in questi giorni, non si può eliminare il disagio causato ai giovani che hanno riposto fiducia in questo programma, alle loro famiglie e agli stessi Enti di Servizio Civile.

È una formula che così gestita, interdice la costruzione di un percorso individuale che il Servizio Civile propone ai giovani ossia quello di formarsi a 360° a livello sociale e umano, di collaborare con expertice ed arricchire conoscenze ed esperienze, “impegnarsi attraverso azioni di solidarietà, di inclusione, di coinvolgimento e partecipazione, che promuovono a vantaggio di tutti il patrimonio culturale e ambientale delle comunità, e realizzano reti di cittadinanza mediante la partecipazione attiva delle persone alla vita della collettività”, investendo un periodo della vita. 

Riteniamo che questo costituisca l’ennesimo abuso del nostro tempo, che non contribuisce a rinsaldare la fiducia dei giovani nelle istituzioni e nel Servizio Civile, che quali ex-volontari sappiamo essere davvero un’esperienza arricchente, e riteniamo necessario che queste lacune emergano per evitare che si ripetano in futuro.

Siamo quindi convinti che dare termini e risposte chiare ai giovani che hanno deciso di aderire a questo programma debba essere parte integrante e imprescindibile di una misura realmente volta ad offrire loro delle opportunità, in una fase della vita in cui è importante progettare il proprio futuro e in cui regna oggi l’incertezza. Chiediamo alle istituzioni una maggiore lungimiranza, trasparenza e puntualità nella programmazione di queste attività e nelle comunicazioni che vengono date ai giovani. Non possiamo sentirci presi doppiamente in giro da coloro che retoricamente sostengono di volerci venire incontro in un momento di difficoltà e ciò diventa tanto più frustrante quando si decide di impiegare il proprio tempo e i propri progetti a favore della comunità».

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