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Rotte le trattative con Seta, dipendenti verso lo sciopero

A Bologna un vertice con i sindacati ha messo in rilievo le problematiche che vive il personale

Si è svolto il 15 luglio in Prefettura a Bologna l'incontro sulle procedure di raffreddamento del conflitto previste dalla legge 146/90 fra le OO.SS. Regionali e Territoriali e la dirigenza di SETA sui temi posti al centro della vertenza aperta dal Sindacato:

- stato di finanziamento regionale ed EELL per il corrente anno e prospettive;

- Bilancio 2014 e aggiornamento Piano Industriale;

- assunzioni e trasformazione contratti da TD e TI e relativo trattamento economico e normativo dei nuovi assunti;

 - sicurezza e manutenzione dei mezzi;

- Premio di risultato 2014.

«Durante il confronto – dichiarano in una nota le segreterie regionali dell'Emilia Romagna Filt Cgil, Fit Cisl uiltrasporti, Ugl af faisa-cisal -  il Vice-prefetto ha proposto un confronto mirato sui singoli argomenti da tenersi in incontri da svolgersi in tempi rapidi; la proposta è stata accettata dalle OO.SS. e respinta dall'AD Odorici, confermando, se mai ce ne fosse stato bisogno, l'indisponibilità da parte di SETA al confronto di merito sui temi al centro della vertenza.

Vista la risultanza negativa dell'incontro, le OO.SS. di categoria hanno deciso di mettere in campo una strategia che si snoderà su due versanti. Da una parte una serie di assemblee nei depositi presenti nei diversi territori in preparazione dell'azione di sciopero - che si svolgerà nei tempi previsti dalla legge – per informare gli autoferrotranvieri sulla gravità dello stato in cui versa l'Azienda che, a differenza dalle altre aggregazioni regionali, non è stata in grado fare passi concreti verso l'integrazione tra le tre aziende territoriali originarie. Dall'altra si tenterà un coinvolgimento della Proprietà della Società e delle Istituzioni a tutti i livelli (perché SETA è di proprietà dei cittadini di Modena, Reggio e Piacenza e dei lavoratori che vi sono occupati e vorremmo che qualcuno se ne ricordi sempre e non solo quando fa comodo).

Tutto questo per tentare di uscire da questo stucchevole ballon d'essai che si sta svolgendo in questa torrida estate sulla stampa. Innanzitutto sarà necessario coinvolgere la Regione Emilia Romagna, tramite l'assessore Donini, che in questi giorni sta lavorando all'atto di indirizzo 2016-2018 sul TPL Regionale.

Questo atto determinerà il futuro di tutte le aziende presenti sul nostro territorio in termini di risorse e di indirizzi strategici. Quindi è necessario che lo stesso contenga chiaramente i seguenti elementi:

- l'istituzione di una “Conferenza Territoriale del Trasporto Viaggiatori" come organismo istituzionale garante delle politiche dei trasporti e del diritto alla mobilità dei cittadini dell'Emilia Romagna, con l'obiettivo di programmare/pianificare interventi orientati a migliorare l'efficacia del sistema infrastrutturale e viario legati al bisogno di mobilità dei cittadini.

- il consolidamento tecnico, organizzativo e della governance delle aziende aggregate - e quindi anche di SETA - a partire dal rinnovo dei gruppi dirigenti;

- un più rapido e massivo rinnovo del parco mezzi che registra in SETA un'anzianità di oltre 12 anni, contro i 7 di quella europea;

- una clausola sociale da applicare a livello di bacino territoriale che tuteli il lavoro in caso di gara;

- certezza dell'erogazione nel prossimo triennio delle risorse degli enti locali, oltre alle previste risorse regionali.

Purtroppo, come tra l'altro si evince dalle polemiche a mezzo stampa di questi giorni, a noi pare che si continui ad anteporre i particolarismi territoriali alla necessaria e oramai non più rinviabile risoluzione dei problemi dell'Azienda. Noi siamo pronti a confrontarci sui temi che abbiamo proposto al centro dell'Agenda, avvisando che avrà vita dura chi pensa di utilizzare facili scorciatoie scaricando sul lavoro e sui lavoratori l'inefficienza delle proprie scelte. Il cambiamento si ottiene solo coinvolgendo tutti gli attori che hanno voce in questo settore non utilizzando politiche dirigistiche che portano solamente alla distruzione del futuro dell'azienda e dei lavoratori occupati». 

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