Rsa, in azione i carabinieri del Nas e dell’Ispettorato del lavoro

Avviati controlli e acquisizione di documentazione nelle strutture per anziani. Si indaga sia sul versante sanitario sia su quello della sicurezza sul lavoro. In procura ancora senza ipotesi di reato né indagati i fascicoli aperti

Il Vittorio Emanuele

Continuano le indagini della procura sulla gestione dell’emergenza coronavirus a Piacenza. Il mondo sanitario è sotto la lente di ingrandimento e negli ultimi giorni sono scesi in campo i carabinieri del Nas, e anche quelli del Nucleo ispettorato del lavoro, che stanno controllando diverse Rsa della città e della provincia. L’ultima Rsa oggetto di controlli è stata il Vittorio Emanuele (il Comune è socio dell’Asp al 94%). Il Vittorio Emanuele, fin dal 21 febbraio, aveva chiuso le porte alle visite dei parenti, riuscendo così in modo deciso a contenere i contagi. Inoltre, erano stati disposti i Dpi per tutti i lavoratori e adottate altre misure di contenimento, nonostante la carenza di personale dovuta agli operatori che si erano ammalati. In alcune interviste e risposte a lettere sulla stampa, poi, la Asp prima aveva parlato di 40 decessi - dal 23 febbraio - poi, in un’altra risposta del 2 aprile, l’amministratore Eugenio Caperchione aveva detto che i morti per Covid-19 erano 15 (tra conclamati e sospetti) e altri 14 per altre cause. Una settimana dopo, il 10 aprile, l’amministratore aveva lanciato un grido di allarme per spostare alcuni ospiti anziani dal Vittorio Emanuele arrivando a ipotizzare una sessantina di posti. In tutte le strutture, i militari, coadiuvati dai colleghi di Piacenza, acquisiscono la documentazione sanitaria e verificano anche l’idoneità della struttura.

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Gli specialisti dei carabinieri stanno accertando le condizioni igienico-sanitarie delle strutture, la regolarità dei protocolli per il contenimento del coronavirus, l’eventuale isolamento di ospiti che avessero contratto il Covid-19 o che fossero casi sospetti, per arrivare fino al rispetto delle norme di sicurezza per i lavoratori. E sulla carenza di dispositivi e la loro distribuzione, la procura fin da subito avverava avviato accertamenti. Indagini preliminari che si erano estese ai decessi in due cliniche (gli accertamenti sono stati affidati alla polizia) e ora anche nelle case di riposo. I fascicoli aperti dal sostituto procuratore Antonio Colonna rimangono per ora senza ipotesi di reato né indagati. La fase è quella dell’acquisizione delle informazioni - documenti, cartelle cliniche - cui seguirà un’attenta valutazione e la decisione o meno di ipotizzare eventuali reati. In procura non sono arrivati né esposti né denunce di lavoratori o familiari e gli investigatori stanno anche valutando le diverse dichiarazioni di parenti di deceduti, o di lavoratori della sanità, pubblicate in diverse interviste sulla stampa.

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