Rubano sette bottiglie di whisky, condannati due fidanzati

Erano accusati di rapina, ma il reato è stato poi derubricato in tentato furto. All’Esselunga lui aveva anche spintonato un addetto alla sicurezza. Le difese: nessun furto, ricorreremo in appello

Erano stati accusati di rapina, ma sono stati condannati per tentato furto. Un ragazzo tunisino di 22 anni (attualmente detenuto) e una piacentina di 25 sono stati condannati, il 3 dicembre, rispettivamente a un anno e 6 mesi e 8 mesi di reclusione dal giudice Gianandrea Bussi, a latere i giudici Laura Pietrasanta e Sonia Caravelli. Il collegio giudicante ha riqualificato i reati. Il pm Matteo Centini aveva chiesto, per tentata rapina, la pena di due anni e 6 mesi per lui e un anno per la ragazza. I difensori - gli avvocati Giovanni Chiarini, Giandanese Nigra e Wally Salvagnini - l’assoluzione mentre l’avvocato di parte civile, Stefano Corso (Foro di Milano) si è associato alla richiesta di condanna del pm e ha detto che Esselunga non tutela solo il patrimonio, ma anche i dipendenti.

In aula è stato sentito l’addetto alla security, il quale ha detto di aver fermato il tunisino dopo le casse e di avergli chiesto lo scontrino. Poi, sarebbe stato spinto lievemente dal tunisino che cercava di allontanarsi. Anche l’imputato ha voluto dare la propria versione: non ho mai rubato, ha detto. Il 22enne - che aveva in uno zaino le sette bottiglie «prese perché erano in sconto» - ha dichiarato di voler andare al bar del supermercato e poi di passare a pagare. Inoltre, ha affermato di aver seguito il vigilante senza opporre resistenza. La ragazza, invece, senza aver preso alcunché era uscita all’esterno dove l’attendeva un’amica. Il pm, però, ha sostenuto che il ragazzo abbia mentito perché tra il 2017 e il 2018 aveva collezionato una serie di denunce per furto e spaccio negli anni precedenti anche per rapina. Ha avuto diverse occasioni, ha rimarcato Centini, ottenendo benefici di legge: pena sospesa, liberazione anticipata, attenuanti. Ha avuto tante possibilità, ma non ne ha fatto buon uso, ha rincarato il pm.

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Secondo l’avvocato Chiarini, che ha ritenuto lieve il fatto, il suo cliente non voleva rubare.Inoltre, i dubbi sul tentato furto erano stati sollevati anche dal gip. La spinta al vigilante, poi, non era violenta ed era solo un modo per divincolarsi ed evitare guai peggiori: il giovane era agli arresti domiciliari e sarebbe dovuto tornare a casa entro un certo orario. Il 22eene, infine, si è dimostrato collaborativo ha ricordato, chiedendo l’assoluzione e la derubricazione del reato. Nessun reato, invece, per la 25enne difesa da Nigra. Non ha portato via niente è uscita tranquillamente ed è anche rientrata perché non aveva nulla da nascondere, ha detto l’avvocato. Per lui, che non viene mai indicata come responsabile, si può parlare tutt’al più di un minimo contributo.

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