Nucleare, bidoni corrosi a Caorso: il direttore interrogato in procura

Il direttore della centrale nucleare di Caorso, Sabrina Romani, è indagato per la violazione di due articoli del decreto legislativo 230 del 1995, sulla gestione delle centrali nucleari e dei rifiuti radioattivi

Sabrina Romani

Ha risposto alle domande spiegando il proprio lavoro e l’iter seguito Sabrina Romani, il direttore della centrale nucleare di Caorso indagato dalla procura piacentina per la violazione di due articoli del decreto legislativo 230 del 1995, sulla gestione delle centrali nucleari e dei rifiuti radioattivi. Il direttore è indagato per presunti reati legati all’omissione di controlli.

Si tratta di due contravvenzioni, sanzionate con l’arresto e con una ammenda. L’inchiesta riguarda l’usura di tre o quattro bidoni - sugli 8mila stoccati a nel perimetro della centrale - contenenti materiali per il raffreddamento. Materiali che contegono una radioattività, anche se considerata bassa.

L’ingegnere è stato ascoltato nei giorni scorsi dalla polizia giudiziaria alla presenza del proprio avvocato difensore, Benedetto Ricciardi. “La mia cliente ha chiarito tutto – ha affermato l’avvocato Ricciardi – e non ritengo ci sia da addebitarle alcuna colpa”.

Pochi giorni fa, la procura aveva ricevuto i risultati delle analisi commissionate all’Arpa e anche alla stessa Sogin, la società che sta smantellando Arturo. I dati sono tutti negativi, avevano rilevato gli esperti, sia all’interno della centrale sia all’esterno. La procura aveva ricevuto una relazione dell'Ispra (Istituto superiore per l'ambiente) che segnalava la corrosione di alcuni.

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Nella presentazione del bilancio di Sogin, in novembre, lo stesso amministratore delegato, Giuseppe Nucci, aveva tranquillizzato dicendo ai giornalisti che a Caorso non si è mai verificata alcuna contaminazione. Una posizione confermata anche da Davide Galli, direttore disattivazione centrali del Nord e dalla direttrice del sito piacentino, Sabrina Romani.

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