Salva la lucciola da una rapina prendendo due malviventi a colpi di catena

Moldava 30enne aggredita sulla Caorsana: sarebbe stata salvata da un immigrato africano che avrebbe messo in fuga la coppia a colpi di catena. I difensori: dubbi sulla versione della donna, i soldi non sono stati trovati

Immagine di repertorio

Aggrediscono una prostituta e la rapinano. Mentre lei è bloccata a terra, arriva un immigrato africano che colpisce con una catena uno dei due aggressori, facendoli fuggire. La ragazza, una moldava di 30 anni, chiama la polizia e poche ore dopo, la Squadra mobile ferma due pakistani. Uno dei due è riconosciuto dalla giovane. Scatta il fermo di polizia che il 27 agosto il gip convalida, disponendo il carcere per entrambi, accusati di rapina aggravata. I pakistani, davanti al giudice, hanno negato le accuse.

E’, in sintesi, la rocambolesca vicenda avvenuta nella serata del 22 agosto, lungo la Caorsana. Secondo una prima ricostruzione, uno dei due pakistani, un 30enne che sarebbe stato un cliente fisso della moldava, contratta una prestazione. Lei, in auto, si dirige verso un luogo appartato e lui la segue in bicicletta. A un certo punto - secondo la denuncia della giovane - la ragazza si accorge che c’è qualcuno che guarda dal finestrino. E’ l’altro pakistano, un 34enne, giunto sul posto anche lui in bicicletta. Il cliente avrebbe bloccato la prostituta sul sedile mettendole una mano sulla bocca. La coppia avrebbe poi preso alla donna 90 euro. Mentre i due contano i soldi, lei esce dalla macchina per fuggire, ma inciampa e cade. Il 30enne la afferra e la blocca a terra. Interviene anche il compagno. In quel momento, spunta un uomo, un immigrato africano, che con una catena con tanto di lucchetto comincia a colpire sulla schiena il secondo uomo vicino alla giovane. I due pakistani scappano e così fa anche l’immigrato, forse un clandestino che temeva l’arrivo della polizia. Lei, spaventata, chiama il 113. Arrivano i poliziotti delle volanti e l’indagine successiva viene svolta dalla Squadra Mobile, guidata da Serena Pieri, e coordinata dal sostituto procuratore Matteo Centini.

Gli investigatori rintracciano i due. Il cliente viene riconosciuto dalla moldava. Intanto, in questura la polizia aveva convocato alcuni uomini per il riconoscimento. Mentre il pakistano 30enne viene portato via, vede il suo amico e lo indica agli agenti: «Lui era con me». Dai segni sulla schiena, dovuti alle catenate, i poliziotti sospettano che possa essere il secondo aggressore. Non viene, invece, ritrovato il denaro che sarebbe stato rubato dai due immigrati, che sono risultati incensurati. I due finiscono in stato di fermo. Il giudice per l’indagine preliminare, Stefania Di Rienzo, ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. I due, assistiti da un interprete, hanno fornito una versione del tutto opposta, negando l’aggressione e la rapina e sostenendo di non aver toccato la moldava. I legali dei pakistani, gli avvocati Dino Beretta che difende il 30enne e Sara Felloni che assiste il 34enne, hanno sollevato alcuni dubbi sostenendo che la versione data dai due è credibile. E al giudice hanno chiesto la remissione in libertà, poi negata. Ora, Beretta e Felloni stanno valutando eventuali azioni legate alla modifica della misura cautelare.

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