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Cronaca Cheope / Piazzale Genova

«Impediamo la demolizione del Baracchino: lancio una sottoscrizione per salvarlo»

L'appello dell'onorevole del Pd Marco Bergonzi: «È un pezzo storico della città, c'era già ai tempi degli austriaci. Molti piacentini ci tengono: compriamo la struttura per donarla al Comune». Foti (Fd'I): «Va preservato, interverremo in consiglio»

La vicenda del Baracchino, il chiosco di piazzale Genova (all’angolo con via Palmerio), ha suscitato molto clamore in città. Tanti piacentini sui social network hanno voluto dire la loro sulla querelle tra il gestore e il Comune. Marco Bergonzi, parlamentare piacentino del Partito Democratico, non intende rimanere con le mani in mano ad aspettare la demolizione di un luogo a lui molto caro. Bergonzi lancia un appello: i cittadini potrebbero comprare il chiosco, evitando la demolizione imposta dal Comune di Piacenza, e restituire all’ente la struttura. «Ho letto la notizia – ha spiegato in una conferenza stampa l’onorevole - e ho deciso di intervenire. È evidente che le regole devono essere rispettate da tutti. Voglio però evitare che gli effetti negativi ricadano sui piacentini. Il Baracchino era aperto già nel 1930, è un pezzo di storia e di costume dei piacentini. Intere generazioni sono passate lì, è l'emblema di una Piacenza da ricordare e non da cancellare. Ci sono responsabilità del gestore, compito della politica è però trovare una soluzione ai problemi». Marco Bergonzi-13

«Molte migliaia di giovani – ha aggiunto l’onorevole - sono passati al Baracchino, giovani che sono la Piacenza adulta di oggi. Lanciamo una sottoscrizione per questo pezzetto di piacentinità. C’è davanti solo la strada della demolizione: una spesa di 30mila euro per buttare giù la struttura a carico del gestore. Difficilmente potrà pagare, e noi perdiamo pure un chiosco degli anni ’30. Nel 1834, oltrettutto, nella cartografia redatta degli austriaci a Piacenza, dove viene tratteggiata l'area di Barriera Genova, si parla di una "osteria del Baracchino". Già allora era perciò un luogo di ritrovo. Con ogni probabilità nel 1930 il Baracchino era già un’evoluzione di un locale già presente, storico. Era erede di un’osteria dell'800». A dir la verità osservando la mappa di Bergonzi, il Baracchino è sì citato, ma sembra disegnato a distanza di diversi metri dal luogo che dal 1930 ospita attualmente il chiosco.

«Vanno provate tutte le strade – osserva Bergonzi - per non cancellare quel luogo. Se fosse tutelato dalla Soprintendenza non potrebbe essere demolito. Potremmo chiedere se questa non ritenga che ci sia da approfondire il tema della tutela dell’area. Ho già preso contatti con loro, ma non posso sostituirmi al Comune. La cartografia dell’800 ci dice che è un luogo importante. Non facciamo arrivare la ruspa il 25 ottobre. Lancio un appello ai piacentini: adottiamo con una sottoscrizione un piccolo posto di Piacenza. Il suolo è pubblico, la struttura è privata, la possiamo rilevare e donare al Comune, senza il bisogno della ruspa. Vale la pena fare una riflessione, diamo al Baracchino la giusta importanza. Il gestore ha responsabilità ma non si può privare la cittadinanza di questa testimonianza». Bergonzi ha assicurato di poter essere il primo sottoscrittore. «Farei da garante dell’operazione per comprare il chiosco. Magari c’è qualcun altro disposto a metterci due soldi per dare al Comune il Baracchino. L’importante è non buttarlo giù con le ruspe e addebitare la spesa a qualcuno: non è un vantaggio per nessuno. Secondo me molti piacentini ci tengono a questo pezzo di città». 

mappa storica Baracchino-2

Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Tommaso Foti, insieme alla collega Erika Opizzi. «Noi non interveniamo per difendere un bar – ha detto Foti - dove prendiamo il caffè: dovremmo difenderli tutti. All’epoca del caso del dehors del bar Golosia, nessuno mosse un dito. Noi cerchiamo di offrire una soluzione compatibile con le norme di legge. Ho visto la pratica, non difendo il gestore. Faccio presente che il Baracchino, piaccia o non piaccia, è però simbolo della Piacenza di una volta. Il Bar Motta non c’è più, il Bar Americano si è trasformato in un’impresa di pompe funebri, ci è rimasto solo quello. Era un luogo di ritrovo di motociclisti, alcuni mi hanno pure detto che si stanno organizzando per garantire la presenza del Baracchino. Se si smonta difficilmente verrà ricostruito. Gli uffici comunali hanno degli obblighi, però c’è uno spazio di manovra, se c’è la volontà per trovare una soluzione nel rispetto delle norme». Anche Foti interverrà sulla questione. «C’è un’ordinanza, che prevede un’azione di demolizione. Si può chiedere al sindaco di fare in modo che si interpreti la data del 25 ottobre come inizio del possibile periodo di demolizione, magari dando altri 15 giorni di tempo. Non possiamo trattare un locale di 80 anni di storia come un banchetto qualunque di un partito. Si deve riuscire a preservare un luogo d’incontro. Non facciamo una difesa della gestione ma diciamo che è un punto storico da tutelare. Se si toglie lì non ci va più niente, facciamo uno sforzo per verificare se c’è la volontà delle parti di arrivare a un equilibrio. Si può ricorrere a una sanatoria. Perché poi allora ci si chiede perché il Baracchino abusivo viene demolito e la moschea di via Mascaretti non viene toccata. Non ci possono essere “figli e figliastri” per il Comune. Ci sono tante violazioni, i canoni vanno sempre pagati, ma dovrebbe valere anche per le case popolari, non solo per il gestore del baracchino. Usiamo gli stessi principi per tutti». Lunedì 24 ottobre il tema entrerà in consiglio comunale. «Solo il consiglo può intervenire, dando un indirizzo all’assessore e agli uffici. Lunedì proporremo la questione in aula. Chiederemo magari il parere della commissione preposta. Prima di eseguire l’atto di demolizione si faccia un tentativo per verificare una possibili soluzione». 

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