«La San Quintino ha fatto tanto per le famiglie, non è possibile che venga lasciata morire»

Anche la scuola paritaria San Quintino di Gossolengo rischia di non poter riaprire: troppo oneroso seguire le normative anti-Covid. Don Igino Barani: «Abbiamo bisogno di aiuto, siamo un servizio pubblico fondamentale per il tessuto sociale della comunità»

La scuola

Le scuole paritarie sono parificate a quelle statali e hanno pertanto gli stessi obblighi e gli stessi diritti, ma se un bambino della scuola pubblica costa moltissimo, quello della paritaria no. Nel Piacentino ne esistono 30, quasi venti solo in città: non sono istituti per ricchi, né di élite, e raccolgono bambini dai 3 ai 5-6 anni alle scuole d'infanzia, ma anche elementari e medie con 70 sezioni attive per un totale di circa 2mila unità. Possono essere Fism (che associa e rappresenta le scuole materne cattoliche e di ispirazione cristiana) e non Fism. Tutte rischiano grosso. Per le normative, ancora non definitive del post Covid (distanziamento sociale, spazi, etc) molte non riusciranno a riaprire con il rischio concreto di avere 2mila studenti che nemmeno le scuole pubbliche potrebbero riassorbire.

SAN QUINTINO DI GOSSOLENGO - Dopo il grido di aiuto della San Vincenzo Dè Paoli e quella di Nostra Signora di Lourdes, che sono istituti che hanno sede nel territorio comunale di Piacenza e per le quali il Comune capoluogo si è impegnato a stanziare 400mila euro, arriva quello di don Igino Barani della scuola paritaria di San Quintino di Gdon Don Igino Barani-2ossolengo. 

«Gli spazi per garantire il distanziamento ci sono - spiega don Igino - ma il problema è di natura economica, con 37-38 bambini dovremmo assumere otto maestre quando prima ne bastavano tre. Non ce la facciamo, inoltre ovviamente abbiamo una cuoca, una segretaria, una donna delle pulizie, una persona che tiene i piccoli dalle 16 alle 18 (ora della chiusura) e anche professionisti che portavano avanti alcuni corsi. Già a febbraio avevamo inviato una lettera ai genitori nella quale comunicavamo il dimezzamento della retta (da 230 euro al mese, per una scuola aperta dalle 7.30 alle 18). Nella stessa chiedevamo a chi potesse di poter comunque contribuire. Abbiamo sempre pagato tutti gli stipendi, della cassa integrazione non c'è ancora traccia». 

Sul comportamento della Conferenza episcopale italiana a riguardo dell'annoso problema delle paritarie ai tempi del Covid, don Igino cita Manzoni: «Dite ciò che pensate ma non credendo che sia sempre la verità, ecco allora io dico che i vescovi invece di battersi per celebrare messa 15 giorni prima del previsto potevano spendersi in questa nostra battaglia, la mia e di tutte quelle scuole paritarie che allo Stato costano pochissimo». E ribadisce: «Sulla differenza tra paritarie e private c'è molta confusione, e lo Stato sta ignorando il principio costituzionale della scelta educativa. Le paritarie sono un servizio pubblico e si dovrebbe dare loro più finanziamenti, foss'altro perché offrono un servizio parificato che offre uno standard educativo eccellente, rispettoso dei criteri stabiliti. Lo Stato quindi su queste basi non dia briciole, ma stanzi soldi per i genitori in modo tale che possano scegliere». 

«Dal Comune di Gossolengo - spiega il don, che è anche rappresentante legale dell'istituto - riceviamo 28mila euro lordi all'anno, ma nemmeno asilo san quintino gossolengo-2questo ci basta insieme alle rette. Mi sono fatto mendicante e sono stato ascoltato dalla Formec Biffi di Pietro Casella (ex alunno della San Quintino) e dalla Banca di Piacenza nella persona dell'avvocato Corrado Sforza Fogliani: grazie alle loro importanti donazioni abbiamo tirato un sospiro di sollievo momentaneo, ma non è sufficiente. Settembre è vicino e potremmo non riaprire creando un danno enorme al tessuto sociale di Gossolengo».

«Questa scuola è nata nel 1920 sulle macerie della Prima Guerra Mondiale, si chiamava "Religione e Patria" e ha allevato, cresciuto ed educato tutti i bambini del paese e delle frazioni, ha svolto anche un ruolo fondamentale grazie alla presenza delle suore del Buon Pastore ed è stata l'unica scuola per l'infanzia fino al 2007. E dico con orgoglio che è l'istituzione più benefica del comune. Non è possibile che venga lasciata morire così. Mi sono sempre battuto con tutte le mie forze anche contro coloro, e sono stati parecchi, che volevano la chiusura ancora prima del Covid. Sono convinto, ma non perché lo dico io, ma perché è così  - prosegue - che i primi anni per un bambino siano fondamentali: farli crescere in un ambiente sereno che abbia anche un principio religioso è indispensabile. Poi andando avanti con gli anni ognuno sarà libero di scegliere la propria strada, ma questa scuola è un presidio fondamentale, un mastice imprescindibile nella crescità della comunità».

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