Sant’Antonio, benedizione a quattro zampe

Cani, gatti, criceti e perfino alcune tartarughine nella tradizionale processione per la benedizione degli animali domestici. Nel quartiere che prende il nome dal santo eremita continua la tradizione rurale di un tempo. Nel pomeriggio ancora festa con musica e degustazione di prodotti tipici

Da lassù, Sant’Antonio, avrà sicuramente sorriso. Passano gli anni, i secoli, i millenni, ma la gente si ricorda ancora di lui. Per qualsiasi animale domestico – anche nelle stalle – nella notte tra il 17 e il 18 gennaio una preghierina va a questo santo eremita, padre del monachesimo cristiano. Così, anche questo pomeriggio, a Piacenza, nel quartiere che prende il suo nome, non è mancata la tradizionale sfilata di cani, gatti, criceti e tartarughine, in rigogliosa processione per la benedizione.

«E’ un’antica tradizione – illustra Piergiorgio Visentin, responsabile del comitato organizzatore della sagra – che affonda le radici nel mondo rurale, in cui vi era un corteo che offriva dei doni a Sant’Antonio, protettore degli animali. Abbiamo cercato di recuperare il passato in chiave moderna, con i simboli allegorici dei tempi antichi».

Il quartiere di Sant’Antonio, se un tempo poteva dirsi in aperta campagna, ora non è che una propaggine periferica di Piacenza, inglobato dall’urbanizzazione. Nonostante non si viva più d’agricoltura, lo spirito bucolico è rimasto, più forte che mai. Ed ecco, quindi, ogni anno, il festoso corteo.

In testa c’è la banda Ponchielli, seguita dai Re Magi – a dire il vero un’entrata dell’ultimo minuto, retaggio del presepe vivente dell’Epifania non realizzato per l’immensa nevicata – e dagli abati, con un carro di prodotti della terra – dal grano al pane, con focacce, aglio, salumi – che ricorda l’offerta, la questua dei monaci per salutare l’anno nuovo. Poi, in gorgogliante disordine, tutti gli animali.

Scoviamo cani di tutte le taglie e razze, dai maltesi ai più possenti pastori tedeschi, vicino a gattini e infreddoliti chihuahua. Una bimba tiene in mano la propria tartarughina acquatica, mentre un’altra signora ha deciso di portare i suoi criceti, ammucchiati in un dolce ammasso di pelo fulvo in un cestino. La leggenda, sulla benedizione delle bestiole, deriva dal fatto che l’ordine degli antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi ultimi veniva usato per ungere gli ammalati colpiti, appunto, dal fuoco di Sant’Antonio.

Sul sagrato della parrocchia è arrivata la benedizione per tutti gli animali. La festa, così, è continuata tra musica e degustazione dei deliziosi “tortlitti” – tortelli dolci ripieni.


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