Sap: «Non si indeboliscano ancora le forze dell'ordine»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

​Questo è l'appello che parte dalle sedi politiche di alcune città italiane affinché ciò che l'assemblea della Camera dei deputati ha approvato definitivamente il 5 di luglio 2017 (proposta di legge che introduce nell'ordinamento dello Stato il delitto di tortura contro la persona e la libertà morale), non diventi un vero e proprio boomerang per le forze di polizia. Nel citare alcuni sostanziali aspetti, si evidenzia che:

- la legge prevede la reclusione da 4 a 10 anni per chi causa sofferenze fisiche acute, o un trauma verificabile di tipo psichico, attraverso violenze e minacce gravi, a una persona che si trova privata della libertà personale o affidata alla custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza di chi commette il reato;

- le pene previste sono destinate a salire se a commettere il reato è una persona con la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, la cui pena prevista è in tal caso la reclusione da 5 a 12 anni.

L’introduzione del reato di “tortura psicologica” e “induzione alla tortura” rischia di essere un vero e proprio reato contro le forze dell’ordine e a favore di chi delinque non potendo avere prove materiali della commissione del reato stesso se non la testimonianza della persona arrestata. Inoltre introducendo il reato di tortura, viene modificato anche l’articolo 19 del testo unico dell’immigrazione e che pertanto, non essendo più possibile emanare provvedimenti di espulsione nei confronti di persone che hanno commesso reati provenienti da paesi in cui potrebbero rischiare di essere sottoposti a tortura, si rischia di bloccare ogni pratica di allontanamento.

"La nostra convinzione, e lo abbiamo ribadito con diversi interventi e comunicati è che quanto approvato sia solo un manifesto ideologico contro le Forze di Polizia".

Il sistema non ci vuole operativi, non vuole il bene della brava gente e per inficiare il nostro operato, ha pensato bene di approvare questa legge facendo un favore al partito dell’Antipolizia, i terroristi mancati, gli stessi che hanno promosso altrettanti vergognosi disegni di legge come quello degli alfanumerici (numeretti), quando noi avevamo proposto un sistema più all’avanguardia, ovvero telecamere sulle divise e nelle auto di servizio e nelle celle di sicurezza. Una telecamera non avrebbe perdonato nessuno, men che meno i delinquenti. Ma tutelare i delinquenti, a quanto pare, è la priorità di questa politica, che attua una legge criminale e di fatto “tortura” la brava gente.

E visto che i fatti ancora una volta confermano le nostre convinzioni, vorremmo rappresentare al ministro dell'Interno, al capo della Polizia e a tutti i vertici istituzionali e politici, in quale stato d'animo si sentono oggi i poliziotti piacentini, essendo intervenuti per una presunta lite in famiglia tra moglie e marito di origini marocchine, nonostante l'invito a calmarsi, venivano aggrediti da quest'ultimo, sotto effetto di alcol. Da un lato i poliziotti che si adoperano a corpo libero e con tutte le tecniche per immobilizzare l'aggressore, dall'altro uno squilibrato che tira calci, pugni e spintoni, aggredendo pesantemente uno dei quattro agenti causandogli la lussazione di entrambe le spalle e la rottura di un polso, per una prognosi di cinquanta giorni. Poi le fasi successive: al pronto soccorso il poliziotto in evidente stato di sofferenza veniva abbandonato su una barella per diverse ore mentre l’aggressore, accompagnato successivamente, forse per lo stato di concitazione, lo precedeva nelle cure mediche. L’uomo arrestato per resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale, veniva processato per direttissima e rilasciato dopo poche ore.

IL VERO RAMMARICO In prima analisi riconosco che nessun poliziotto vorrebbe essere compatito per lesioni scaturite da intervento: l'abbiamo scelta noi questa professione e poi si è fatto solo il proprio dovere, d'accordo? Ma poi, considerando che l'introduzione della Legge 14 luglio 2017 n.110 nel nostro ordinamento non tutela di certo le forze dell'ordine, e questi tutti i giorni per motivi di servizio si ha a che fare con "personaggi" del genere, senza una telecamera sulla divisa, qualunque furfante sarebbe stimolato a dichiarare: "quel poliziotto mi ha torturato, anche solo psicologicamente"! Allora si che arriverebbero le vere preoccupazioni. Gli uomini in divisa, prima ancora di pensare di mettere a repentaglio la propria incolumità, sono in balìa delle false accuse che potrebbero scaturire da chiunque abbia la "convenienza". Lo stesso dicasi se durante un intervento non si eseguono alla lettera tutti gli schemi e le procedure dettate da una serie di protocolli, a dir poco "fantomatici". Insomma, è quanto dovremmo aspettarci in futuro per il bene di questa "società civile"? 

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