«Sarebbero stati esiliati se fossero dodici lavoratori italiani?»

Il sindacato Usb rispedisce al mittente le accuse della procura. Le indagini hanno portato all'emissione di dodici ordinanze di misura cautelare del divieto di dimora nei confronti di altrettanti lavoratori di Tnt che avrebbero minacciato alcuni responsabili della sicurezza

Alcuni dei lavoratori indagati in video chiamata

«Grazie alla rete di solidarietà tra appartenenti del sindacato i dodici facchini nordafricani colpiti dalla misura del divieto di dimora a Piacenza perché accusati di aver minacciato alcuni responsabili della sicurezza di Tnt, sono per ora ospitati a San Colombano al Lambro, Podenzano e Milano, hanno lasciato le proprie case abbandonando le famiglie e i figli. «Non solo respingono le accuse mosse ma hanno preparato una memoria nella quale viene evidenziato il fatto che nei casi di minacce non erano presenti nell'impianto o non era presente chi ha denunciato. Ci sembra che attorno a questa vicenda ci sia un teorema repressivo. Pensiamo che ci sia una volontà politica dietro a questi fatti e che ci sia anche la volontà da parte delle multinazionali di colpire e reprimere i lavoratori e le sigle sindacali conflittuali che in questi anni hanno contribuito a far uscire questo segmento dell'economia da una situazione di illegalità». Lo ha dichiarato Roberto Montanari durante la conferenza stampa nella sede del sindacato in via Colombo il 24 gennaio durante la quale le accuse della procura sono state rispedite al mittente. Con lui Riad Zigdane e Aboubakar Soumahoro: «Quello che sta succedendo a Piacenza va avanti da tanto tempo, stiamo parlando di una zona del paese dove ci sono migliaia di lavoratori che dalla mattina alla sera si spaccano la schiena e le condizioni non trovano riscontro dal punto di vista salariale, sicurezza e previdenza e quindi è necessario organizzarsi e lottare e difendersi. Riportiamo al centro contraddizioni che hanno anche portato alla morte Abdel Salam. Il tema è quello degli appalti e dell'intermediazione, in altri gerghi viene chiamato somministrazione di manodopera però la sostanza non cambia: parliamo di caporalato». E ancora: «Abbiamo chiesto un incontro a Di Maio (ministro del Lavoro ndr) proprio in merito a ciò. Se fossero dodici lavoratori italiani residenti a Piacenza con famiglie e figli li avrebbero esiliati?». «Chiederemo che venga consentito agli indagati di riprendere l'attività lavorativa e faremo ricorso al tribunale della Libertà», ha dichiarato l'avvocato del sindacato del Foro di Roma Marco Lucentini. Alcuni dei lavoratori indagati hanno parlato ai dirigenti sindacali, ai giornalisti e a una decina di amici in video chiamata: «Non abbiamo fatto niente, non siamo colpevoli. Dopo una notte di lavoro ci sono venuti a prendere e ci hanno portato via dalle nostre case».

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LE INDAGINI  - Il gip, nell’ambito di alcune attività di indagine condotte dagli uffici della questura e coordinate dalla Procura, ha emesso dodici ordinanze di misura cautelare che prevedono il divieto di dimora nel comune di Piacenza per 12 facchini impiegati nell'hub di Tnt in strada dei Dossarelli.  «I gravi indizi di colpevolezza - informa dell’operazione la questura -  riguardano una serie di episodi accaduti nel 2018 tutti riconducibili al clima di forte contrasto tra gli appartenenti a due sigle sindacali contrapposte (Si Cobas e Usb, ndr), nel contesto lavorativo dello stabilimento». «L’attività investigativa - prosegue la questura - ha consentito di identificare le 12 persone che, in concorso materiale e morale fra loro, hanno ripetutamente minacciato i responsabili sicurezza della cooperativa che fornisce la forza lavoro presso la Tnt, affinché omettessero di effettuare segnalazioni ai superiori relative ai comportamenti disciplinarmente rilevanti posti in essere durante l’attività lavorativa».

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