menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Scarpa: «Senza un brand la zolla di Expo è anonima»

«La zolla, dolce o amara tisana di Expo 2015». Il commento di Federico Scarpa del Consorzio Servizi infrastrutture e logistica. «È stata un palcoscenico fine a se stesso, con un ritorno d'immagine basso e ora non si sa cosa farne»

«Expo è stato un grande evento – spiega Federico Scarpa del Consorzio Servizi Infrastrutture e Logistica Piacenza - un successo dell’Italia nel mondo. Un investimento che ha rilanciato l’immagine tricolore, con essa il made in Italy. Ma – come scrivono i quotidiani locali e dichiarano autorevoli imprenditori da Marchionne a Barilla – Expo non ha apportato nessun contributo ai territori italiani, vicini e lontani, e non è chiaro cosa apporterà in futuro. I grandi investitori e stakeholders mondiali non guardano all’effimero successo di Expo e a chi era in fiera per investire in Italia, ma all’efficienza del sistema bancario, il peso di imposte e tasse, l’organizzazione e logistica paese, la certezza della giustizie e legalità, la sicurezza. Tutti temi che Expo non ha risolto. Certo il made in Italy a tavola ha vinto grazie a masterchef e chioschi vari, l’agroalimentare si è difeso bene ma non ha vinto su tutela, pirateria e frodi dei prodotti dop, l’incoming turistico è stato inesistente. Non ci saranno effetti positivi nel futuro, neppure per i territori che hanno investito molto nel sito di Expo. E’ mancata una strategia “distrettuale” del turismo in Italia. E Piacenza non fa eccezione, senza una formazione e costruzione tematica turistica. La presenza a Expo è stato come mandare un concorrente allo sbaraglio. 

Aveva e ha ragione Giangiacomo Schiavi quando scriveva di “Piacenza damigella”. Piacenza si è accodata alla corte di Assolombarda senza una strategia. E la famosa “zolla”, cappello per le piccole lobby locali, per eventi quotidiani, per referenti del momento, è stato un palcoscenico fine a se stesso, che poteva e può trasformarsi in emblema solo se ben collocato, se migliorato, se supportato, altrimenti sono stati gettati al vento 200 mila euro. anche se messi a disposizione dai privati. A 5 mesi dalla chiusura di Expo non si sa ancora se regalarla o usarla. Le note stampa elencano diverse soluzioni, chi parla di sospensione, chi di trasformazione. Viene da domandarsi dove è finito lo spirito di squadra tanto decantato, la grande capacità di fare sistema, ma anche se il “ nocchiero” dell’Ats avesse preventivato i costi di recupero, smontaggio e rimontaggio con tutte le licenze necessarie. 

Senza un evidente branding “Piacenza” la zolla è anonima e qualunque territorio può avere i suoi “values”. Sembra piuttosto che ci sia un fuggi-fuggi generale, forse mancano i 100.000 euro necessari per il recupero della zolla? Noi in merito ci siamo già espressi in modo chiaro a ottobre 2015 quando sollecitavamo un chiaro ragionamento: la zolla c’è, abbiniamogli anche il branding Piacenza e collochiamola in un luogo che sia ambasciatore di Piacenza, che faccia incoming. Zolla, branding, incoming, eventi, slogan, convegni appaiono slegati, nessuna strategia di programma, nessun obiettivo certo e unico. Secondo noi una gravissima mancanza di chi ha portato e guidato Piacenza a Expo. La zolla riportata a Piacenza è la prova di un grande insuccesso della presenza a Expo, evidenziato anche dalla riduzione nel 2016 del 50% dei sostegni della Camera di Commercio alle associazioni piacentine, forse per un passo troppo lungo della gamba fatto nel 2015. Expo comincia a evidenziare i primi danni.

L’idea rilanciata durante il dibattito promosso da Elisabetta Repetti sul tema Azioni concrete per trasformare nel 2016 il turismo in business riprendendo l’idea lanciata dal Dott. Giampietro Comolli, il quale visti i rapporti che Farinetti ha con Piacenza potrebbe essere collocato nel Parco Fico di Bologna.  L’idea è molto interessante ma è bene ricordare che qualcuno ha voluto che la Zolla fosse simbolo di Piacenza ma che certamente non ha raggiunto lo scopo proposto.

A proposito abbiamo appreso dalla stampa, che Expo vanta crediti verso espositori di 15 / 20 milioni di euro, spero che Piacenza abbia onorato i suoi debiti. Aspettiamo comunque documentazione ufficiale e non, che giustifichino le spese effettuate, almeno quelle, visto che dal punto di vista dell’immagine e ritorno economico siamo stati abbondantemente sotto la media».

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

IlPiacenza è in caricamento