Scegli di vivere in montagna? Le cure sanitarie sono a domicilio

Il progetto "Montagna solidale", la nuova iniziativa sociale nata dalla collaborazione tra Fondazione di Piacenza e Vigevano e Ausl, con il fondamentale contributo dell'Ordine dei medici piacentino e dei Comuni dell'alta montagna è il tema trattato nella sezione del Corriere della Sera "Corriere Sociale" - edizione del 10 novembre 2016 - nell'articolo "Scegli di vivere in montagna? Le cure sanitarie sono a domicilio", firmato dalla collega Tiziana Pisati

foto di Gianluigi Tambresoni

Da CORRIERE SOCIALE, pagina buone notizie

10 novembre 2016

Scegli di vivere in montagna? Le cure sanitarie sono a domicilio

di Tiziana Pisati

«Signor Mario, come le ha detto il medico vorremmo venire a trovarla, siamo a sua completa disposizione per darle consulenza, cure e assistenza sanitaria. Teniamo alla sua salute e faremo in modo che non debba lasciare la sua casa nemmeno per un esame del sangue».  Questione di giorni e per gli anziani che “resistono” in Appennino si avvererà un sogno: avere l’assistenza infermieristica, e persino il fisioterapista, a domicilio, per non essere costretti a “emigrare” per ragioni di salute e vulnerabilità dovuta ai “raggiunti limiti d’età”.

E’ quanto accadrà in Alta Valtrebbia e in Alta Valnure grazie ad un progetto di rete il cui carattere innovativo è sintetizzato nel titolo, “Montagna solidale”, dove solidarietà significa non lasciare in balìa della solitudine quelle persone che hanno dedicato la vita a queste terre, e che giunte in età avanzata rischiano di pagare con gravi disagi le conseguenze dello spopolamento. E’ stata predisposta una task-force composta da infermiere, fisioterapista e assistente sociale che andrà su e giù per le due vallate ad assistere a domicilio le persone over74 (ne sono state censite 587 in Valnure e 373 in Valtrebbia, di cui poco più di 800 ancora autonome ma ad alto rischio di disabilità che non risultano essere seguite dai servizi sociali né dai servizi sanitari).

IMPORTANTE TASSELLO DELLA RETE ANTI-SPOPOLAMENTO

Sulla base delle informazioni fornite dal medico di famiglia – ne sono già scesi in campo 5, nei comuni interessati dal protocollo d’intesa siglato con l’Asl piacentina (Morfasso, Bettola, Ferriere, Farini d’Olmo, Coli, Cortebrugnatella, Bobbio, Ottone, Zerba, Pecorara e Cerignale) – il team monitorerà lo stato di salute di ciascun anziano attraverso test sui fattori di rischio, visite fisiatriche, elettrocardiogrammi, prelievi del sangue. Per ciascuno sarà predisposto un piano di assistenza (anche psicologica), consulenza e terapie.

«Faremo rete intorno a loro – spiega il prof. Giovanni Calza, presidente della commissione Welfare della Fondazione di Piacenza e Vigevano che ha finanziato il piano di interventi triennale (80mila euro per il primo anno) – non solo dal punto di vista sanitario per prevenire o ritardare l’insorgenza di condizioni che possono ridurne l’autonomia, ma anche sociale: vogliamo migliorare la qualità della loro vita. Ogni visita sarà occasione per parlare, confrontarsi, raccogliere richieste di ogni tipo. L’obiettivo è ambizioso, ma potremo contare anche sul volontariato», si punta a creare un collegamento continuo.

«Quello che un tempo faceva il medico condotto» il presidente dell’Ordine dei medici Augusto Pagani ne sottolinea la valenza etica, anticipando che dopo questa prima ricognizione dei bisogni, un centinaio di anziani potranno avvalersi anche di un servizio di Teleassistenza e Telemedica.

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