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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca

Scioperi nella logistica, «arrestati dirigenti di USB e Si Cobas». Presidio davanti alla Questura

Operazione della polizia: lo rendono noto i due sindacati. I dettagli in una conferenza stampa convocata in mattinata da Questura e Procura. Usb proclama sciopero generale della logistica

AGGIORNAMENTO DELLE 11.55

Di fronte alla Questura si sono radunati almeno un centinaio di appartenenti al Si Cobas. L'organizzazione sindacale ha indetto una conferenza stampa per le 12, proprio in concomitanza con quella del Procuratore. «Di fronte alla sfacciata ipocrisia della giustizia dei padroni, il Si Cobas indirà a breve una mobilitazione con effetto immediato dentro e fuori ai luoghi di lavoro, e si impegna a fare si che si sviluppi la massima convergenza ed unità d'azione con l'insieme delle forze sindacali, sociali e politiche di classe e antigovernative, a partire da Usb che è come noi bersaglio di questo squallido teorema accusatorio». Lo si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook "Si Cobas Lavoratori Autorganizzati".

Presidio SI Cobas Arresti Questura-2

NOTIZIA DELLE 9.20

«All'alba di stamattina, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli». Lo rende noto un comunicato diffuso sulla pagina Facebook "Si Cobas Lavoratori Autorganizzati". Sarebbero stati arrestati anche due sindacalisti di Usb.

«Le accuse - si legge nella nota - sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti "estorsivi", al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale». Secondo l'organizzazione i fatti contestati sarebbero collegati a «tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT». Maggiori dettagli saranno resi noti in una conferenza stampa, convocata in mattinata in Questura, alla presenza del Procuratore Grazia Pradella, del Questore Filippo Guglielmino, del dirigente della Digos Fabrizio Mastroianni e del dirigente della Squadra Mobile Michele Saglio.

LA NOTA DI "SI COBAS LAVORATORI AUTORGANIZZATI" - Si stanno già mobilitando i Si Cobas che invitano «sin da ora i lavoratori e tutti i solidali a contattare i rispettivi coordinamenti provinciali per concordare le iniziative da intraprendere» chiedendo «Aldo, Arafat, Carlo e Bruno liberi subito». La Questura è presidiata all'esterno dagli agenti. «È evidente che ci troviamo di fronte all'offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale - è la nota pubblicata sulla pagina Facebook - . È altrettanto evidente il legame tra questo teorema repressivo e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell'articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici. Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro. Come da noi sostenuto in più occasione, l'avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un'offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro le avanguardie di lotta. Contro questa ennesima provocazione poliziesca, governativa e padronale il SI Cobas e i lavoratori combattivi, al di là delle sigle di appartenenza, sapranno ancora una volta rispondere in maniera compatta, decisa e tempestiva».

USB: «SCIOPERO GENERALE DELLA LOGISTICA PER 24 ORE» - «La USB è nel mirino del Ministero degli Interni e delle Procure di mezz’Italia ormai da troppo tempo, dalle denunce a raffica nei confronti di chi si oppone alla guerra e all’invio di armi, alle condanne per chi manifestava contro l’assassinio del nostro delegato proprio della logistica Abd El Salam durante un picchetto proprio a Piacenza per cui nessuno ha pagato, al “ritrovamento” di una pistola in un bagno della Federazione nazionale USB che si prova ad accollare ad un dirigente sindacale proprio della logistica». Lo scrive Usb in una nota, proclamando «lo sciopero generale della logistica a partire dal turno di notte odierno e per 24 ore» e lanciando «un appello a tutte le proprie federazioni perché attivino presidi di protesta in ogni città». L'organizzazione sindacale «sta valutando con i propri legali la controffensiva giudiziaria per smontare questo vero e proprio teorema antisindacale e le ulteriori iniziative di lotta». Per Usb «è evidente il tentativo, questo sì criminale, di cercare di impedire che nei magazzini della logistica, nei luoghi della produzione e della commercializzazione delle merci cresca e si rafforzi il sindacato di classe, conflittuale, che non cede di un millimetro sui diritti dei lavoratori». «La logistica - prosegue la nota - è uno degli snodi centrali dell’economia capitalista di nuova generazione, la circolazione delle merci è un ganglio determinante della catena del valore ed è lì che la contraddizione si esprime a livello più alto: sfruttamento della manodopera, per lo più straniera e ricattabile, utilizzo senza freni degli appalti e subappalti a cooperative anche con infiltrazioni, nemmeno troppo sotterranee, della malavita organizzata, diritti sindacali inesistenti e sistematicamente violati e quindi è lì che le lotte, il conflitto sono più dure e determinate e lì colpisce la repressione».

 

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