La scuola paritaria San Vincenzo De' Paoli rischia di chiudere dopo 103 anni

Il grido di aiuto della scuola: «Già in situazioni non di emergenza la sopravvivenza di scuole come la nostra è faticosa, in questo momento di sospensione del servizio, ormai da 90 giorni con personale in cassa integrazione, rette diminuite e riscosse in parte, la situazione si mostra sempre più difficile»

Foto pagina Facebook della scuola

«Chiudendo gli occhi immagino l’anfiteatro nell’area verde dietro alla scuola che accoglie i bimbi per lo spettacolo: sento l’emozione e la gioia dei piccoli, gli applausi dei genitori e le parole di don Piero che accompagnano la festa, e poi i leprotti, oggi è il loro giorno, ricevono il diploma con orgoglio mostrando a tutti che sono pronti ad incamminarsi verso la Scuola Primaria! E noi maestre con lo sguardo seguiamo tutto quello che avviene, stanche, ma felici e fiere del nostro lavoro e dei nostri bambini. Ma oggi non avverrà nulla di tutto questo, certo, nessuno, se il viurs, ha colpa di questa situazione», scrive Chiara Dieci, coordinatrice didattica della scuola d'infaniza paritaria Fism parrocchiale San Vincenzo De' Paoli (San Lazzaro).

«Sono molto preoccupata  - spiega - perché la sussistenza della mia scuola come quella di altre scuole paritarie è a rischio. La nostra scuola accoglie 90 bambini (prevalentemente del Quartiere San Lazzaro ma non solo ) ed ha 9 dipendenti, è presente sul territorio dal 1917, più di 100 anni, inizialmente gestita dalle Suore e in seguito dalla Parrocchia di San Lazzaro e San Vincenzo de Paoli. E' stata fondata per aiutare le famiglie lavoratrici del quartiere, e mantiene questa finalità tutt’oggi, non è certamente una scuola di élite e senza fini di lucro. E’ una scuola Paritaria, ovvero secondo la legge 62 del 2000  (comma 7 art. 1), svolge un servizio pubblico ed è inserita nel sistema nazionale di istruzione ha pertanto gli stessi obblighi delle scuole statali (titoli di studio delle docenti, corsi di formazionie, normative di sicurezza etc)».

«Riceve  - prosegue - però ahimé fra Stato e Regioni un finanziamento che non è sufficiente a mantenerla in vita, per questo basa la sua sussistenza sulle rette che i genitori pagano mensilmente per dieci mesi (da settembre a giugno) ma che coprono le spese per 12 mesi. I costi di un bambino alla Scuola Statale ammontano a 7000 euro a bambino mentre i contributi che Stato e Regioni danno alle nostre Scuole ammontano a euro 800 a bambino, pensate quindi che risparmio per lo Stato, eppure...» «Già in situazioni non di emergenza la sopravvivenza di scuole come la nostra è faticosa (sarebbe sufficiente consultare il bilancio annuale che è esposto pubblicamente a scuola ), in questo momento di sospensione del servizio, ormai da 90 giorni con personale in cassa integrazione, rette diminuite e riscosse in parte, la situazione si mostra sempre più difficile».

«Aumenta - aggiunge -  la nostra preoccupazione la mancanza o la nebulosità  delle  notizie e delle  indicazioni  per la riapertura a settembre. Le restrizioni numeriche renderebbero difficile (in alcuni casi impossibile) la riapertura: il cambiamento del rapporto numerico fra insegnante e bambino dimezzerebbe il numero dei bambini che la scuola potrebbe accogliere, comportando la mancata sostenibilità della scuola stessa. Sul territorio piacentino le scuole Fism e non, accolgono circa 2000 bambini ed hanno 200 dipendenti, pensiamo quindi, in caso di mancata riapertura o dimezzamento delle nostre scuole a quanti bambini rimarrebbero a casa ed a quante persone perderebbero il lavoro. Noi vogliamo continuare ad accogliere, crescere ed educare i piccoli e speriamo di continuare a farlo, ma abbiamo bisogno di aiuto

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