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«Se ripartono le aziende e le scuole rimangono chiuse, i genitori come fanno?»

Redazione

«So che non siamo ad Hogwarts e non ci sono soluzioni fantastiche o miracolistiche, ma vorremmo sapere almeno a cosa stanno pensando le istituzioni. Secondo i dati nazionali in Italia ad oggi ci sono circa 8 milioni di bambini sotto i 10 anni e 10 milioni di genitori, quindi non è proprio un problemino di una nicchia. La questione tocca due temi importanti: il primo di tipo pratico ed economico. I bambini sono a casa da scuola dal 21 febbraio con genitori che si stanno barcamenando tra smartworking, (dove l'azienda lo consente) congedi parentali che portano la retribuzione al 30% dello stipendio, baby sitter (ma solo per chi ha uno stipendio davvero elevato considerando che una baby sitter prende mediamente 10 euro l'ora (quindi equivarrebbe per la maggior parte rigirare il proprio stipendio), cassa integrazione e gestione totale dei figli. Se a breve riapriranno la maggior parte delle aziende per la cosiddetta fase 2 come dovrebbero gestire la cosa la maggior parte dei lavoratori che sono anche genitori? Per non parlare delle famiglie monoparentali che quindi possono contare solo su un genitore in famiglia (ed uno stipendio). Se il primo problema dello Stato è la ripartenza delle aziende e dell'economia, come pensano possano fare queste aziende a ripartire con 10 milioni di genitori/lavoratori in stato di crisi economica ed organizzativa? Ad oggi nessuno a livello istituzionale sta affrontando la questione.

Il secondo aspetto che non è certamente da meno riguarda il benessere psico-fisico dei bambini.   Vorremmo che gli esperti in infanzia fossero interpellati. Ci sarà molto da elaborare, a livello pratico ed emotivo, alcuni bambini che passano di ordine di scuola hanno salutato le maestre ed i compagni il 21 febbraio pensando di rivederli il 24, e non li vedranno più. Bisogna pensare a come fare delle chiusure, a come riprogettare gli ambientamenti (quando avverranno). Bisogna pensare realisticamente che non si può fare solo affidamento “alle mamme”, perché lo stato mentale del genitore è il primo fattore equilibratore per ogni bambino, e la situazione è seria. Non tutte le famiglie hanno spazio, ma soprattutto non tutte le famiglie possono permetterselo economicamente o non sono in grado di fornire un attaccamento sicuro: la scuola era la possibilità di figure di attaccamento alternative, la possibilità di ricevere uno sguardo individuale, socialità, la possibilità di avere un adulto di riferimento, che ti osserva, si relaziona con te, nota se qualcosa non va. Vorremmo sapere, o quantomeno parlarne ed essere presi in considerazione come interlocutori. Grazie».

Alessandra

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