Sedotto e abbandonato, chiesta la condanna della ballerina di lap dance

Circonvenzione di incapace. Per una romena di 28 anni chiesti 2 anni. Vittima un giovane che le avrebbe versato 96mila euro. La difesa: «Lui sapeva ed era normale, la presentava come fidanzata». La parte civile: «Il ragazzo era fragile sul piano affettivo e lei gli ha fatto credere che lo avrebbe sposato»

Due anni per circonvenzione di incapace, per aver fatto credere a quel giovane di avere una relazione con lui e di essersi fatta consegnare 96mila euro. E’ la condanna chiesta, il 20 novembre, dal pm Monica Bubba per Alexandra Paula Stan, una romena di 28 anni accusata di circonvenzione di incapace nei confronti di un piacentino della stessa età. Per il difensore della donna, non c’è stata alcuna circonvenzione; mentre per la parte civile, il ragazzo si è costituito con l’avvocato Gianmarco Lupi, il reato è stato commesso perché lei avrebbe utilizzato la fragilità emotiva dello studente - riconosciuta da una perizia psichiatrica - rendendolo attaccato a sé.

La vicenda era cominciata nel 2012 e si era protratta fino al 2017. I due si erano conosciuti in un locale di lap dance, dove lei lavorava come ballerina. L’avvenenza della romena aveva conquistato il ragazzo. Nei cinque anni, il ragazzo avrebbe consegnato alla giovane 96mila euro in regali, aiutandola a pagare biglietti di aereo, affitto, e nell’acquisto di due auto. Lei lo avrebbe assecondato, mostrandosi gentile e dicendogli che lo avrebbe sposato e avrebbe fatto sesso con lui. La donna, dopo la denuncia, nell’agosto 2017 venne anche arrestata all’aeroporto di Orio al Serio, dopo il ritorno dalla Romania, su ordine di custodia chiesto dal sostituto procuratore Ornella Chicca. Tra l’altro, è emerso al processo che lei nel 2013 si era sposata in Romania.

In aula, davanti al giudice Gianandrea Bussi, hanno parlato oggi la difesa e la parte civile. Secondo Bazzani, la donna ha detto di non essersi mai accorta che lui fosse fragile. E questo, ha ricordato l’avvocato, è testimoniato anche dagli amici, che lo hanno descritto come un ragazzo normale. C’era un solido rapporto affettivo che portava il ragazzo ad aiutare quella giovane. E lei non ha mai chiesto soldi. Lui la presentava agli amici come fidanzata, ma lei ha negato un fidanzamento ufficiale. Tanto che lei pensava lui fosse un medico, si vedevano con frequenza. Infine, ha sostenuto la difesa, il versamento di 96mila euro è tutto da dimostrare.

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Versione opposta quella della parte civile. Lupi - associandosi alla richiesta di condanna del pm e chiedendo un risarcimento di 237mila euro - ha sostenuto che la circonvenzione c’è ed è dimostrata dalla perizia medica che rivela la fragilità affettiva. Una fragilità, ha affermato l’avvocato, utilizzata dalla donna per rafforzare il vincolo di subordinazione a cui lui non ha saputo svincolarsi. Il giovane ha avuto compromessa la facoltà di comprendere la realtà. Una realtà che gli è apparsa dopo l’intervento della polizia, seguito alla denuncia, e di cui lui si è reso conto. Facendo così cadere il castello di sogni fatto di una vita insieme e di una casa in Romania. La sentenza è attesa in gennaio, dopo eventuali repliche di tutte le parti.

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