Sfrutta e picchia una prostituta che si era innamorata di lui: condannato a 5 anni 

Un siciliano condannato a 5 anni e 4 mesi. Il pm: «A quella donna ha tolto denaro, dignità e libertà». La difesa: «No, lui era la vittima va assolto». La parte civile chiede un risarcimento di 100mila euro. Lei si emoziona in aula

Cinque anni e 4 mesi. E’ la pesante condanna per un uomo accusato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il pm aveva chiesto 4 anni e sei mesi, ma i giudici hanno aumentato la pena. La sentenza è stata emessa il 30 maggio nei confronti di Fabio Cusumano, un siciliano che si trova in Sicilia con il divieto di soggiorno a Piacenza. L’avvocato difensore, Giandanese Nigra, aveva chiesto l’assoluzione e ha annunciato il ricorso in Appello. La donna si era costituita con l’avvocato Emanuele Solari. Quest’ultimo ha chiesto un risarcimento di 100mila euro e si è associato alla richiesta di condanna del pm.

Il pubblico ministero Antonio Colonna, nella sua requisitoria davanti al presidente del collegio, Stefano Brusati, a latere Fiammetta Modica e Sonia Caravelli, ha puntato il dito contro quell’uomo «che ha tolto il denaro, la dignità e la libertà» alla donna romena di 37 anni, che si era innamorata di lui. Lei, all’inizio, aveva creduto a quel trasportatore - e lo aveva detto davanti ai giudici - che le aveva lasciato immaginare una famiglia e una vita diversa. Invece, lui, secondo il pm, l’avrebbe sfruttata, picchiata e ridotta a tal punto che lei doveva chiedere i soldi per il pane a un’amica. Ed è arrivata anche ad essere sfruttata perché non riusciva a pagare l’affitto, nonostante alcuni giorni arrivasse a guadagnare 300 euro. Colonna ha esordito dicendo che la donna è credibile e la veridicità di ciò che le è accaduto deriva dalle sue dichiarazioni, da quelle dei clienti e dalle intercettazioni e dall’indagine degli investigatori della Polizia locale. Quella donna era spaventata di lui: una psicologa ha definito la situazione della romena di «perdurante e persistente stato di soggezione e paura». Fino a quando, nel 2016, stanca e ferita, in tutti i sensi, lei si decise a denunciare tutto agli agenti.

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Lei si prostituiva da tempo e aveva una vita normale, guadagnava bene e non dove chiedere nulla. Da quando Cusumano si stabilì in casa sua, la vita precipitò in un incubo. Lui, ha sottolineato il pm, le prendeva tutti i soldi - «e lo hanno confermato anche alcuni clienti» - che spendeva poi in cocaina, alcol e gioco d’azzardo. E avrebbe costretto anche lei a drogarsi. Per non perdere la fonte di guadagno, secondo la pubblica accusa, quell’uomo aveva inserito alcuni annunci su siti specializzati di escort e incontri, pubblicando anche il numero di cellulare. Dalle intercettazioni, è emerso che diversi clienti chiedevano sempre le stesse cose: il prezzo, il tipo di prestazione e l’indirizzo. La situazione è precipitata, fino ad arrivare al gennaio del 2016 quando lui la pestò duramente, rompendole il naso, provocandole un trauma cranico e facendole un occhio nero. Al pronto soccorso la romena ebbe una prognosi di 30 giorni. «Lei - ha sottolineato il pm - temeva che lui le potesse far del male. E così è stato. Altro che semplici liti. Si è arrivati alla violenza e questo è inaccettabile». La donna venne affidata agli operatori del progetto Oltre la strada che si occupa del recupero delle prostitute, restituendole una vita normale. E senza violenza né paura. Secondo Solari, «quest’uomo ha tolto la dignità a una donna libera, come ha detto il pm. Cusumano è uno sfruttatore crudele. Le aveva promesso una famiglia e dei figli, invece le aveva dato della droga per renderla succube. Ora è uscita da quel giro, non si prostituisce più e lavora come operaia». A quel punto, la romena ha avuto un momento di commozione in aula. Il difensore ha detto che «Cusumano è stato vittima di una situazione più grande di lui. Quella donna ha fatto la prostituta per 15 anni e nel suo lavoro ha visto molte situazioni difficili» che dovrebbero averla temprata. «Ora - ha continuato l’avvocato Nigra - che quell’uomo di cui si era innamorata, e anche lui si era invaghito di lei, si trasformi in un aguzzino è poco credibile. Lui è andato a vivere con lei» e in quella coppia c’erano delle liti. Secondo la difesa, la donna non è credibile e avrebbe messo in atto una vendetta perché lui non avrebbe mantenuto le promesse che le aveva fatto. Alla fine, la vittima era diventato lui, che veniva anche minacciato dalla sua compagna.

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