Sgarbi su Pallastrelli: «Faceva ritratti al limite di un'epoca che non li voleva più»

Nella mattinata di mercoledì 6 gennaio Vittorio Sgarbi, critico d'arte e curatore della mostra, ha tenuto una conferenza sull'esposizione "Umberto Pallastrelli, l'ultimo ritrattista" allestita dalla Banca di Piacenza nelle sale di palazzo Galli dal 20 dicembre al 17 gennaio 2016

Sgarbi a palazzo Galli

«Nell'arte contemporanea sono presenti orinatoi e scatole di feci: non fa parlare di sé un autore che rappresenta una bella donna ma solo chi espone l'orinatoio. Un pittore che dipinge la bellezza di una donna è destinato all'oblio. Pallastrelli faceva ritratti al limite di un'epoca che non li voleva più». Queste le parole di Vittorio Sgarbi che è intervenuto alla mostra di Uberto Pallastrelli. 

Nella mattinata di mercoledì 6 gennaio Sgarbi, critico d'arte e curatore della mostra, ha tenuto una conferenza sull'esposizione "Umberto Pallastrelli, l'ultimo ritrattista" allestita dalla Banca di Piacenza nelle sale di palazzo Galli dal 20 dicembre al 17 gennaio 2016.  

La mostra definisce Pallastrelli nel titolo l'ultimo ritrattista perché fu il ritrattista delle maggiori personalità e della migliore aristocrazia inglese e italiana del Novecento. Davanti alle sue tele, lavorate quasi sempre a spatola, posarono nel corso degli anni la regina Elisabetta II, la principessa di Piemonte Maria Josè, il re della Libia Idris I, gli Agnelli, la Begum, l'Aga Khan, Anita Ekberg e l'armatore Onassis, che lo ospitò sul suo panfilo per farsi ritrarre e per fargli eseguire i ritratti dei suoi figli.

«Nell'arte contemporanea - spiega Sgarbi - sono presenti orinatoi e scatole di feci: ciò dimostra che si può prendere un oggetto e metterlo in un museo e in questo modo quella cosa sarà un'opera d'arte. Quando una persona vede un oggetto della vita quotidiana che non svolge più la sua funzione, quello diventa una cosa da guardare, da osservare, ciò che non ha nessuna necessità nella nostra vita diventa oggetto da contemplare. Più di cento anni fa nasceva un uomo che decideva di fare il pittore: Uberto Pallastrelli. Nonostante il suo lavoro, il suo nome presto spariva completamente dalla storia: nel '900 non non fa parlare di sé un autore che rappresenta una bella donna bensì chi rappresenta l'orinatoio».

«Il mio incontro con l'arte di Pallastrelli - continua Sgarbi - è stato a Roma: stavo camminando davanti alla fontana di Trevi quando incontrai una signora che mi chiese se conoscevo questo autore. Mi fece salire in un appartamento lì vicino: quello era lo studio di Pallastrelli. In una città come Piacenza in cui è da anni che non si "vedono" sindaci, vivono con molta discrezione, c'è un'altra persona che, come me, conosce Pallastrelli: Sforza Fogliani. Oggi siamo di fronte ad un popolo di perversi piacentini: siete tutti qui per un artista non presentabile. Pallastrelli non è considerato un pittore esistente, il suo nome nei libri di storia dell'arte non esiste ma ci sono decine di pagine sull'orinatoio: l'arte escrementizia domina il '900 ed è disorientante che ci sia qualcuno che dipinge la bellezza di una donna, di un mondo».
«Pallastrelli mentre dipingeva questi ritratti si stava muovendo in un mondo che era sul punto di finire: vi immaginate un monumento a Reggi o a Berlusconi? L'artista ha fatto ritratti al limite di un'epoca che non li voleva più. Questa mostra celebra la fine di un genere: il ritratto nell'arte». 

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