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Si conclude il trittico dantesco su misericordia e giustizia divina commentato da Padre Stelio Fongaro

Martedì 22 marzo alle 16 ultimo appuntamento

Martedì 22 marzo alle ore 16 all’aula magna dell’Istituto Padri Scalabriniani (Via Torta 14, in adiacenza alla chiesa di San Carlo) termina, con l’argomento “La giustizia nella Divina Commedia: la salvezza”, il trittico tenuto dal prof. Padre Stelio Fongaro.

Nelle precedenti conversazioni l’oratore ha illustrato i temi “La misericordia di Dio” con riferimento al II canto dell’Inferno (ove Virgilio spiega a Dante la motivazione e la fonte dell’ausilio che gli è venuto a donare), del III canto del Purgatorio (in cui Manfredi lo prega di far sì che i vivi preghino, onde render più rapida la purificazione delle anime), e il VII canto del Paradiso (ove Beatrice chiarisce a Dante il perché dell’Incarnazione Divina). Il raffinato insieme di elementi descrittivi carichi di significati simbolici evidenziano ben chiaro l'impegno di Dante a trasmettere il suo pensiero sul tema-chiave della “giustizia”, che cammina “assieme” alla misericordia e a raccordare fin dall'inizio il significato divino attribuito a essa con le manifestazioni storiche di tale virtù, o della sua assenza, a partire proprio da chi ne dovrebbe essere i più, attenti custodi e garanti.

L’aspetto teologico della “giustizia divina” è stato al centro del secondo incontro dedicato ai canti XVIII e XIX del Paradiso, con l’attenzione dell’uditorio avvinta dai versi poetici che raffigurano l’ “aquila” stagliantesi luminosa di fronte a Dante con le ali aperte, e formata da migliaia di spiriti giusti che fruiscono della visione divina; ognuno di essi sembra un “rubino che scintilla” colpito dai raggi del sole: la giustizia divina è qualcosa di ben superiore a quella umana, ed è “imperscrutabile all’uomo” proprio per la limitatezza della mente umana. Ma è proprio la Giustizia Divina che garantisce una giustizia umana. Ma Giustizia e Misericordia procedono di pari passo e “si compenetrano”: se diciamo che un’azione “è buona”, ciò è perché essa è un’azione “giusta”.

Padre Fongaro, già preside dell’ex Liceo San Vincenzo e docente di materie letterarie, vero profondo conoscitore della Divina Commedia e delle opere dantesche, sa trovare le parole giuste per aiutare a comprendere ogni cantica ed ogni canto in empatia con il poeta, del quale sa “dispiegare al volo” ognuno dei 14.233 “divini” versi con profonda e comprensiva analisi, note, testo e parafrasi. Partner esemplare nelle letture dei canti il dottor Roberto Laurenzano, presidente della “Dante” piacentina, la cui voce, fluida, dolce, appassionata e drammatica ha conferito la giusta tensione al tessuto poetico.

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