Si invaghisce della cognata e la perseguita, condannato

Per un 60enne piacentino due anni e tre mesi. Telefonate e pedinamenti, poi un sasso lanciato contro la finestra della donna lo fa finire in carcere. La difesa: «Nessuno stalking, valutiamo il ricorso»

Si era invaghito di lei, di sua cognata, e quella che sembrava una semplice infatuazione si è trasformata in un incubo per la donna. Un 60enne piacentino è stato condannato, il 28 maggio, dal giudice Laura Pietrasanta a due anni e tre mesi per stalking, lesioni e danneggiamento. L’uomo è, invece, stato assolto dal reato di maltrattamenti in famiglia. Il pubblico ministero Sara Macchetta aveva chiesto tre anni di reclusione. La difesa, invece, aveva chiesto l’assoluzione, sostenendo che non si trattava di atti persecutori. Il difensore valuta il ricorso dopo la lettura delle motivazioni.

La vicenda aveva preso le mosse nel settembre del 2018. Fra i due era nata una simpatia, durata però poco. Dopo un paio di settimane, lei, sua coetanea, aveva interrotto la relazione. Lui non l’aveva presa bene e aveva subito incominciato a telefonarle, a inviarle numerosi messaggi e a pedinarla. In una settimana la donna aveva collezionato qualcosa come un centinaio di messaggi e una cinquantina di telefonate.

L’ossessione dell’uomo non si è fermata, fino a sfociare anche in un episodio di violenza: incontrata la donna vicino all’ospedale, l’avrebbe bloccata contro un muro colpendola con un pugno al volto. Non solo, la donna aveva scoperto che la tomba dell’ex marito era stata danneggiata e la lapide spaccata.

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Un mese dopo, il 60enne era stato arrestato. Mentre la donna era in casa con il secondo marito, la finestra era stata spaccata da un sasso lanciato dalla strada. Spaventata, la 60enne aveva chiamato la polizia. Una Volante lo aveva trovato vicino all’abitazione - aveva un divieto di avvicinamento - e per lui erano scattate le manette. In febbraio, l’uomo era uscito dal carcere, ma per lui il divieto di avvicinamento era rimasto. Nonostante il carcere e la restrizione, l’uomo avrebbe cercato più volte di contattare ancora la donna. Al processo hanno testimoniato anche la moglie e il figlio dell’uomo, che doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia, negando i fatti. E il 60enne è stato assolto da questo reato.

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