«Siamo vicini al nostro segretario Tonelli che è al 41esimo giorno di sciopero della fame»

Ciro Passavanti (segretario provinciale): «L'apparato sicurezza ogni giorno si debilita sempre più e quei cittadini colpiti dai cosiddetti reati predatori ne sono la prova»

La manifestazione del Sap

«Il sindacato Autonomo di polizia (Sap) piacentino continua nel manifestare la vicinanza, solidarietà e condivisione al proprio Segretario Generale Gianni Tonelli, arrivato al quarantunesimo giorno della fame. Tonelli da questo digiuno ha perso 17 chili, "ma nessuno s'è fatto vivo", da parte delle istituzioni, di chi di dovere». A denunciare questa (e non solo) situazione è Ciro Passavanti, segretario provinciale Sap.  «L'apparato sicurezza  - scrive Passavanti - ogni giorno si debilita sempre più e quei cittadini colpiti dai cosiddetti reati predatori ne sono la prova. La grande difficoltà per affrontare questo effetto che negli ultimi anni ha interessato in modo particolare anche Piacenza e provincia è stata, ed ancora oggi lo è, la mancanza di fondi da investire in termini di sicurezza. E proprio perché ogni cittadino tiene alla propria ed altrui incolumità, sabato 27 febbraio ho assistito all'incontro sul "controllo del vicinato", tenutosi nel castello di San Giorgio piacentino dove, a dir poco sono rimasto indignato per le affermazioni fatte pubblicamente dal relatore dott. Mauro Bardi che non si è risparmiato dal mostrare un'arroganza che non ha per niente convinto i presenti. Il controllo del vicinato è un gran progetto e riconosco in esso una funzionalità più che discreta e lo confermo in quanto ne faccio parte come cittadino della Val Nure, ma ciò non toglie che in un Paese civile la sicurezza non è cosa da poco ed il sentire affermazioni quali "ci dobbiamo abituare ai ladri" o "non è con le forze dell'ordine che si risolvono i problemi della sicurezza" mi è sembrato fin troppo azzardato, soprattutto quando ci si trova davanti a cittadini "vulnerabili". Qualcuno ha provato a dissentire ma, giustamente, non è stato concesso troppo spazio col rischio di destabilizzare il programma del giorno. La maggior parte dei presenti, me compreso, onde evitare una bagarre all'interno di una pubblica sede ha preferito abbandonare la sala in segno di dissenso civile. La cosa che più dispiace è che in platea nonché al tavolo dei relatori erano presenti importanti cariche istituzionali e nessuno, dico nessuno, ha avuto il buon senso di comprendere che quello svuotamento improvviso della sala avesse un significato ben preciso". "Il fatto che più fa effetto nell'opinione pubblica è il mancato coraggio di parlare e di dire come stanno le cose". "Non lo fanno tanti bravi cittadini perché sono convinti che nulla possa cambiare, che tutto sfumi nel nulla". "Questa purtroppo è la pura realtà dei fatti". "Infatti i motivi alla base dell’estrema protesta di Gianni Tonelli sono da ricercare nella volontà di mettere in luce quali sono le reali condizioni dell’apparato della sicurezza ormai debilitato da anni di tagli. Non si arrende e continua a reclamare condizioni migliori per i colleghi».

Prosegue il Sap piacentino: «L'aver denunciato i tagli alle forze dell'ordine e il pessimo equipaggiamento degli uomini che devono garantire la sicurezza dei cittadini (a seguito degli attacchi terroristici di Parigi), le lacune che sono venute alla luce sull’apparato e sulle reali condizioni nelle quali i poliziotti italiani sono costretti a lavorare, sono state la "causa della discordia": per questo un dirigente sindacale di Roma è stato sospeso e sottoposto a procedimento disciplinare, per aver mostrato dei caschi da ordine pubblico marci, giubbotti anti proiettile prossimi alla scadenza ed armamenti vecchi di 40 anni non idonei agli attuali servizi di Polizia. Un padre di famiglia con una bimba di 6 anni messo a metà stipendio per aver denunciato la verità. Un atteggiamento intimidatorio che mina quelli che sono gli elementi alla base dell’attività sindacale e della libertà di pensiero e dissenso". Non ci stancheremo di denunciare giubbotti antiproiettile in uso già scaduti, autovetture di servizio logore con più di duecentomila chilometri, vestiario insufficiente e inappropriato, personale sempre più vecchio con una media che rasenta i 50 anni, pulizie degli Uffici e delle caserme pressoché inesistenti e lezioni di aggiornamento professionale non all’altezza del periodo storico di allarme che stiamo vivendo. Si parla tanto di terrorismo e mancano munizioni per allenarsi in poligono. Non si riescono a organizzare più di due volanti per turno e il Dipartimento continua a non inviare nuovi uomini nonostante gli allarmi lanciati dalla comunità sui reati predatori che hanno colpito la nostra provincia aumentando quella percezione di insicurezza mai vissuta prima, nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine. Tutto ciò è’ inaccettabile. Si continua a voler dare un’immagine di una polizia moderna, al passo con i tempi, quando invece spesso si sopperisce alle mancanze con iniziative personali poichè mancano fondi anche per le necessità più banali».

«Il Sap piacentino non ci sta e si schiera apertamente al fianco del suo Segretario Generale affinché le istituzioni diano un’inversione di tendenza  comprendendo i reali motivi che lo spingono allo sciopero della fame mettendo a serio rischio la sua salute, tutto per tutelare i poliziotti che rappresenta, quasi ventimila uomini e donne in divisa che non lo lasceranno mai solo. La verità e giustizia prevarranno sulle logiche politiche e di potere. Nonostante siano trascorsi 41 giorni di sciopero della fame, nonostante migliaia di pagine di quotidiani (anche voi) hanno evidenziato il problema, nonostante aver ottenuto più di tre milioni di condivisioni sui social network a sostegno di Tonelli, nonostante la politica di opposizione ha dimostrato massimo sostegno ai motivi ed allo stesso Tonelli, che è sempre un uomo dello Stato, è ineccepibilmente vergognoso che ad oggi nessuna carica istituzionale lo abbia voluto ascoltare. Solo ascoltare, nient'altro. Abbiamo inoltrato 100 mila cartoline al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché possa intervenire ed ascoltare Tonelli ma non vi è stato ancora un riscontro. Allora, per quello che possa contare la mia persona, come già in tanti hanno fatto, anch'io ho scritto al nostro Presidente».

Questo il testo integrale della lettera inoltrata lunedì 29 febbraio:

     Signor Presidente,
avrei voluto ispirarmi ad un brano di Giorgio Gaber: "Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono". Tra le rime cita: "Mi scusi Presidente non è per colpa mia, ma questa nostra Patria non so che cosa sia. Può darsi che mi sbagli, che sia una bella idea, ma temo che diventi una brutta poesia".

     Signor Presidente,
il nostro Segretario Generale Gianni Tonelli sta rischiando a proprie spese, a difesa e tutela dei poliziotti che rappresenta, solo ed unicamente per poter essere da Lei ascoltato.

     Io quando ho indossato la divisa, nel 1987, senza indugio fantasticavo sull'arduo compito che mi sarebbe aspettato: difendere i cittadini e le Istituzioni. Ero felice, orgoglioso e colmo di aspettative. Oggi sono ancora un uomo felice e orgoglioso di appartenere alla Polizia di Stato e la mia prerogativa, nonostante in questi ventinove anni di servizio abbia assistito a situazioni che potevano, eccome se potevano, dissuadermi dai miei princìpi morali, ancora mi sento un uomo onesto che come tanti altri pari svolge il suo dovere cercando di fare il meglio. Inoltre, grazie all'amicizia ed al fulgido esempio di Gianni Tonelli, per come non abbandona mai il campo né i colleghi, mi sento ancor più orgoglioso di essere, oltre che poliziotto, un rappresentante del SAP.

     Signor Presidente,
da tutta l'Italia, questa nostra amata Nazione, Le chiediamo di ascoltare Gianni Tonelli, scongiurandolo da questa scelta testarda, evitandogli peggiori conseguenze di salute.

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     Signor Presidente,
Gianni Tonelli non è altro che un poliziotto, un italiano, un uomo dello Stato. Credo che basti.
Con ossequio.
Ciro Passavanti
Servitore dello Stato.

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