Siccità, Italia Nostra: «Il Consorzio di Bonifica dia risposte chiare»

"Siccità record e falde acquifere scariche a Piacenza", una riflessione di Italia Nostra

«Sabato 30 gennaio – scrive il consiglio direttivo di Italia Nostra - è comparso su Libertà l’accorato (e comprensibile) grido d’allarme, lanciato dall’ANBI e dal Consorzio di Bonifica, sull’abbassamento delle falde idriche nel territorio piacentino.  In merito, la sezione piacentina di Italia Nostra sente il dovere di riportare l’attenzione dei lettori e della popolazione tutta sui contenuti di quanto anticipato, unitamente a Legambiente, lunedì 25 gennaio, sullo stesso quotidiano, sul tema del potenziamento della derivazione idrica di subalveo previsto, proprio dal Consorzio di Bonifica, nel “progetto del traversante sul Trebbia, a Mirafiori di Rivergaro”.

Nell’articolo, si evidenziava, senza mezzi termini, che il potenziamento della derivazione di subalveo in questa zona “..potrebbe, assai pericolosamente, ridurre le vitali funzioni di cordone ombelicale che il subalveo svolge, quantitativamente e qualitativamente, nei confronti dell’alimentazione delle falde idriche sotterranee della pianura…”, falde che “…oltrettutto, già oggi soffrono sensibilmente a livello qualitativo..” (non a caso si sta pensando – se già non è avvenuto - alla chiusura di alcuni dei pozzi che alimentano l’acquedotto cittadino). Italia Nostra, in una lettera del marzo scorso inviata alle amministrazioni dei sei Comuni (Piacenza compresa) con territorio coinvolto, direttamente o indirettamente, in questa vicenda, aveva richiamato l’attenzione sulle deleterie conseguenze indotte da una siffatta operazione, soprattutto “..nei momenti di prolungata siccità..”.

Il Consorzio di Bonifica, a fronte di tutto ciò, come giustifica oggi i suoi intenti?  E’ da tempo che Italia Nostra attende la risposta a questo quesito. La risposta potrebbe, per carità, essere convincente  in fatto di insussistenza di pericoli, anche se i dubbi rimarrebbero tanti e giustificati.  Se oggi, visto che ci troviamo di fronte, a “falde acquifere scariche”, si volesse procedere al loro impinguamento, si dovrebbe immettere acqua, come ben sanno i tecnici del Consorzio di Bonifica, proprio laddove il progetto di Mirafiori intende sottrarla ! Giova ancora ricordare che, non a caso, già il D. L. 11-05-2000, n.152 poneva particolare attenzione, facendo eco ai contenuti della “Direttiva CEE 91/676”, sulla necesssità di “..protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole..”.

Per questi motivi, il Decreto stesso, al punto 9 dell’Art. 21, a proposito della “..disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano..”, invitava giustamente le Regioni ad individuare e disciplinare le zone di protezione delle “aree di ricarica della falda” (la zona di Mirafiori ne è prototipo). Italia Nostra si pone un’ultima domanda: AMBI e Consorzio di Bonifica in quale territorio della pianura piacentina hanno accertato l’”abbassamento di mezzo metro della falda” (la profondità della falda dal piano campagna sarebbe passata da una media di 1,56 cm nel dic. 1997-2014 a 2,05 m nel dicembre 2015)? I valori in gioco, almeno per quel che attiene alla pianura piacentina occidentale (ambito occupato dall’apparato idrogeologico del Trebbia), sembrerebbero essere riferiti alle aree golenali del Po (e del Trebbia) o a zone prossime a queste.  Se, come sembrerebbe, questa ipotesi corrispondesse al vero, si dovrebbe allora passare ad altre considerazioni e ad altri commenti sull’intera vicenda».

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