"Soldi, alloggi dello Stato: l'italiano muore abbandonato": striscione del Veneto Fronte Skinheads

"Soldi, alloggi dello Stato. L'italiano muore abbandonato", Questa la frase riportata su alcuni striscioni che gli appartenenti Veneto Fronte Skinheads hanno appeso nella notte del 22 luglio davanti ai centri che ospitano nel Nord Italia i profughi. Ecco la rivendicazione integrale

Lo striscione al Chepe

"Soldi, alloggi dello Stato. L'italiano muore abbandonato", Questa la frase riportata su alcuni striscioni che gli appartenenti Veneto Fronte Skinheads hanno appeso nella notte del 22 luglio, davanti ai centri che ospitano nel Nord Italia i profughi in continuo arrivo sulle coste italiane. E così hanno fatto anche a Piacenza: all'hotel Vip, al convento di via Campagna e al Cheope.

Con un comunicato ufficiale, che riportiamo integralmente, hanno rivendicato l'azione: «Siamo stanchi di subire in silenzio questa gigantesca e ormai legalizzata tratta di schiavi, che porterà questi disperati a diventare vittime (qualora non lo siano tragicamente per davvero) inconsapevoli della loro ricerca di un futuro migliore, in un paese che ormai è allo sfascio più totale, senza soldi ne certezze non tanto per il domani, quanto più per "l'oggi" stesso»

«Disperati, inconsapevoli pedine sullo scacchiere di una politica economica internazionalista ed apolide, che sposta le masse in funzione dei mercati, senza dare loro tutele ne dignità, ma accollandone rischi e conseguenze congenite in termini economici, salutari e di impossibile convivenza sociale, a popoli già fortemente provati da politiche antinazionali, di austerità nel vano tentativo di colmare gli enormi buchi di scelte economiche aberranti che hanno regalato la nostra sovranità monetaria ai banchieri privati, e di svendita dell'eccellente patrimonio nazionale. Decine di migliaia di profughi arrivati nelle ultime settimane, che arricchiscono enormemente le casse della malavita organizzata che ne organizza la tratta in condizioni disumane, e che rappresentano per i pochi fortunati che ancora posseggono un lavoro in Italia un salasso di proporzioni inaudite in termini di costi, tasse e tributi».

«La normativa prevede che ad ogni profugo vengano destinati 32,50€ al giorno più IVA (che significano 39,65€ per ogni profugo!), comprensivi di vitto (rispettoso dei principi e delle abitudini alimentari) e alloggio, oltre all'assistenza alla persona compresa la mediazione linguistica, l'informazione, l'orientamento e l'assistenza alla formalizzazione della richiesta di protezione internazionale; servizio di pulizia, fornitura di biancheria e abbigliamento adeguato alla stagione, prodotti per l'igiene e pocket money di 2,50 al giorno; tessera di ricarica telefonica di 15 euro all'ingresso».

«Nella sola provincia di Piacenza sono stati 150 i profughi per un costo di 5947 euro al giorno oltre a tutti i costi di strutture, forniture e personale, mentre i nostri connazionali non hanno più lavoro, ne soldi ne tantomeno dignità, strappatagli da uno stato che dimentica i suoi figli, li ripudia e li sbeffeggia, arrivando a dichiarare che verranno stanziati ulteriori 130 milioni di euro per l'emergenza "Mare Nostrum", quando non ci sono più a disposizione fondi per la cassa integrazione dei cittadini italiani; i contribuenti italiani, proprio coloro che pagano quelle tasse dalle quali vengono sperperati ogni mese 10 milioni di euro per questa operazione che si concretizza nell'andare a prendere dalle mani degli scafisti, arricchite e grondanti di sangue delle troppe tragedie del mare avvenute, questi disperati, per metterceli in casa a spese nostre».

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«Stiamo subendo una sistematica invasione voluta e pianificata dai poteri forti politici ed economici, dalle multinazionali e dall'alta finanza mondiale, e i costi che stiamo pagando per farvi fronte, saranno la definitiva distruzione dello stato sociale nazionale, depauperando le ormai pochissime risorse economiche di uno stato che ha fallito in tutto, in primis dimenticando i propri figli! Inoltre questi immigrati, non faranno altro che abbassare ulteriormente il già ridicolo potere contrattuale dei lavoratori italiani, in un sistema economico e produttivo volto ormai all'involuzione, dove qualità e sicurezza rappresentano solo dei costi e si mira a tagliare il più possibile le spese, arrivando ovviamente a prediligere la manodopera a sempre più basso costo».

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