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Cronaca Caorsana / Via Caorsana

Soldi dal Qatar al centro islamico: "nessuna irregolarità"

Potrebbe presto vedere la conclusione l’inchiesta sulla gestione dei fondi dal Qatar arrivati al Centro islamico di Piacenza. Nel luglio del 2016, la procura aveva iscritto nel registro degli indagati quattro vertici della Comunità islamica piacentina con l'accusa di appropriazione indebita aggravata in concorso

Potrebbe presto vedere la conclusione l’inchiesta sulla gestione dei fondi dal Qatar arrivati al Centro islamico di Piacenza. Nel luglio del 2016, la procura aveva iscritto nel registro degli indagati quattro vertici della Comunità islamica piacentina con l'accusa di appropriazione indebita aggravata in concorso in seguito all'esposto presentato nel marzo 2016 da un gruppo di soci ed ex soci dell'associazione: la gestione economica, secondo loro, non trasparente. «Sulla base di quanto riferito, il contenuto della consulenza è positivo, e solleverebbe i quattro miei assistiti da qualsiasi responsabilità penale», ha commentato l'avvocato dei quattro indagati, Pierfrancesco Poli, del Foro di Milano che ha concluso: «Se non ci sono altri atti, siamo fiduciosi sulla futura richiesta di archiviazione».

Secondo una consulenza commissionata dalla procura della Repubblica, quindi, non emergerebbero irregolarità nelle movimentazioni economiche. Alla luce della perizia, affidata a un consulente, non ci sarebbero state gestioni illecite dei soldi provenienti dalla Munazzamat al-Da'wa al-Islamiia Qatar, ma solo parziali omissioni poi ricostruite dagli inquirenti. Le indagini sono ancora in corso e sono coordinate dal sostituto procuratore Roberto Fontana e condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo e Informativo della Compagnia di Piacenza e dalla Guardia di Finanza. Nel mirino degli inquirenti erano finiti 1,2 milioni di euro che sarebbero stati divisi in parti differenti e bonificato ai centri islamici di Carpi, Casalpusterlengo, Catania e Vicenza. Piacenza era l'unica e prima associazione italiana a essere accreditata all'ambasciata del Qatar di Roma e nello stesso stato arabo, e sarebbe stata scelta come gestore unico dei fondi che sarebbero stati distribuiti ad altri centri sparsi in Italia d'accordo con l'Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d'italia). In sostanza, sui contri correnti dell'associazione piacentina arrivavano i soldi destinati a essere donati ai centri individuati dal Qatar e dall'Ucoii. 

Dall'inizio delle indagini sono stati registrati momenti di tensione al centro via Caorsana, anche perché, nel frattempo, i dissidenti erano stati espulsi e ritenute presenze non gradite. Questa tensione nasce e si alimenta anche per la mancata intesa tra le comunità islamiche e lo Stato italiano e per un vuoto normativo. Di fatto, nei locali delle tantissime associazioni islamiche costituite in Italia si prega, e quindi sono luoghi di culto, cioè moschee, ma all'interno vengono organizzate anche una serie di attività: corsi di arabo, lavaggio dei defunti, conferenze, attività culturali. Un po’ come accade nei centri parrocchiali cristiani. Ora, i fedeli, se ci si attiene alla linea del luogo di culto, potrebbero accedervi senza problemi. Al contrario, se si parla di associazioni, sono loro stesse a decidere chi può entrare e chi no. La stessa cosa avviene in via Caorsana: per partecipare alle attività e frequentare il luogo occorre essere tesserati o essere introdotti da qualcuno.  

La visita a Piacenza il 24 maggio del 2016 del principe sceicco Khalifa Ben Abdelaziz Al Thani, Hamad Bin Nasser Al Thani, ex-ministro degli interni e attuale segretario generale del Consiglio dei ministri dello stato del Qatar, e il principe sceicco Meshael Bin Salman Bin Jassim Al Thani, sono la prova che lo Stato del Qatar ha evidenti interessi in Italia sia economici, sia religiosi, col finanziamento di molti centri islamici. 

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