«Sono il nipote di Totò Riina», ragazza minacciata al telefono: 22enne siciliano a processo

Atteggiamenti mafiosi e parentele con famosi boss. E' quanto risuonato nella mattinata del 18 aprile nelle aule del Tribunale. Per fortuna si è trattato solo di parole minacciose pronunciate da imputati nei confronti di altre persone

Immagine di repertorio

Atteggiamenti mafiosi e parentele con famosi boss. E’ quanto risuonato nella mattinata del 18 aprile nelle aule del Tribunale. Per fortuna si è trattato solo di parole minacciose pronunciate da imputati nei confronti di altre persone. In un caso, un uomo aveva minacciato una donna dicendola di farla finire sequestrata, legata nel portabagagli e uccisa in campagna. Nel secondo caso, invece, un ragazzo avrebbe minacciato un uomo dicendogli di stare attento perché lui era un nipote nientemeno che di Totò Riina.

Il primo processo finito davanti al giudice Gianandrea Bussi, pm Monica Bubba, è stato nei confronti di un 45enne di origine campana accusato di minacce aggravate nei confronti di una donna. Quest’ultima, separata dal marito (il quale ha in corso un processo per maltrattamenti nei suoi confronti) sarebbe stata minacciata di morte dal 45enne. L’uomo, amico del marito e con diversi precedenti penali, l’avrebbe minacciata davanti a una scuola cittadina dicendole che l’avrebbe rinchiusa nel bagagliaio di un’auto, portata in campagna e uccisa. La donna è assistita dall’avvocato Mara Tutone, mentre l’uomo dall’avvocato Alfonso D’Antuono. Il processo è stato rinviato e in aula dovrebbe comparire un testimone che avrebbe ripreso la scena con il cellulare.

Nel processo successivo, anch’esso rinviato per ascoltare un testimone, nei guai è finito un 22enne originario del Trapanese, difeso dall’avvocato Alberto Caruso. Quattro anni fa, in un paese della Valdarda, il ragazzo, che è incensurato, aveva avuto una lite al telefono con una ragazza. La discussione era degenerata in una minaccia quando il giovane disse alla ragazza: «E ricordati che sono il nipote di Totò Riina». Per nulla intimorita, la giovane aveva denunciato il fatto ai carabinieri che avevano svolto le indagini che hanno portato al processo.

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