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«Sono incinta, ma ho dovuto comunque pagare i tamponi nel privato perché l’Ausl non mi contatta»

Redazione

Una spiacevole situazione che ha vissuto una piacentina in stato interessante è oggetto di una segnalazione. A raccontarla è la stessa donna, rammaricata per quanto si è verificato. «A seguito di un contatto diretto con soggetto positivo a Covid-19 - spiega la donna - dopo aver richiesto info al numero verde Ausl, e al numero per prenotazione tamponi, mi viene richiesto di inviare una mail a "Segreteriacovid@ausl.pc.it" che nella quale indicavo i miei dati (sono residente in un paese della Valnure), i dati del mio medico di base (sito in Lombardia, dal quale già avevo ottenuto impegnativa per effettuazione tampone), i dati della persona risultata positiva e tutt'ora ricoverata presso ospedale di Pavia, i miei recapiti e il mio attuale stato di gravidanza (l'operatrice mi ha chiesto di specificarlo, sottolinearlo etc, di modo che la situazione venisse immediatamente segnalata, così da poter ricevere assistenza immediata). La suddetta segnalazione è stata inoltrata in data 5 novembre. In data 6 novembre 2020 inoltro precisazioni e finalmente ricevo riscontro... Semplicemente "Abbiamo inoltrato la sua segnalazione ai sanitari competenti. Saluti". Faccio presente che, in data 9 novembre mi sono recata presso una clinica privata per effettuare un test sierologico. Non mi sembra corretto dover spendere 200 euro di tamponi (ovviamente serve risultare negativi 2 volte), quando dovrei averlo gratuitamente, considerando che dispongo anche dell'impegnativa medica. Ad oggi, 13 novembre, non ho ancora ricevuto una chiamata da Ausl o chi di dovere, per poter prenotare il tampone (non è servito nemmeno essere già in possesso dell'impegnativa del mio medico nella quale si precisava il contatto diretto con un soggetto positivo). Questo solo per far presente di quanta poca assistenza godiamo».

Tagliaferri: «Fare chiarezza su donna incinta a cui non è stato fatto il tampone antiCoronavirus»

 «La pandemia del Coronavirus – interviene Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia - sta facendo emergere come la sanità ragionale sia allo stremo: di oggi la donna incinta che ha dovuto pagarsi i tamponi perché l'Ausl si è dimenticata di contattarla, non l'ha mai chiamata. Questo vuol dire che il sistema è al collasso. Cosa dice l'assessore Donini per il quale è sempre tutto a posto e perfetto?».

RANCAN E STRAGLIATI (LEGA ER): “SAREBBERO QUESTE LE MODALITA’ DI PRESA IN CARICO DELLE DONNE IN GRAVIDANZA?”

 “Quali sono le modalità di presa in carico delle donne in gravidanza per effettuare il tampone per diagnosticare l’eventuale presenza del virus Covid – 19 nell’organismo?”. Lo chiedono i consiglieri regionali della Lega ER Matteo Rancan, capogruppo, e Valentina Stragliati che hanno presentato un’interrogazione dopo aver avuto notizia dell’iter travagliato di una piacentina, incinta di 5 mesi, che da oltre una settimana attende la chiamata dal’Ausl di Piacenza. “Dopo che la giovane ha richiesto informazioni al numero verde Ausl e al numero per la prenotazione dei tamponi, un operatore ha chiesto alla ragazza residente in provincia di Piacenza di inviare una mail a Segreteriacovid@ausl.pc.it indicando i propri dati e i dati del medico di base della stessa (dal quale la ragazza aveva già ottenuto l’impegnativa per effettuare il tampone), i dati della persona risultata positiva e tutt’ora ricoverata presso l’ospedale di Pavia, i recapiti della giovane e di indicare l’attuale stato di gravidanza” si legge nell’atto ispettivo. “L’operatrice con cui la ragazza ha parlato ha chiesto alla giovane di specificare e sottolineare lo stato di gravidanza, in modo che la situazione venisse immediatamente segnalata e poter ricevere così assistenza immediata” hanno spiegato i leghisti. Eppure, nonostante la segnalazione sia stata inoltrata il 5 novembre, ad oggi nessuna chiamate è arrivata. “Il 6 novembre la dopo aver chiesto delucidazioni all’Ausl, ha ricevuto riscontro tramite una concisa mail: “Abbiamo inoltrato la sua segnalazione ai sanitari competenti. Saluti”. Tre giorni più tardi la donna si è recata presso una clinica privata per effettuare un test sierologico, ma ha scelto di non sottoporsi anche al tampone, decidendo di attendere la chiamata dell’Ausl, essendo già in possesso dell’impegnativa” hanno spiegato i consiglieri. “Ad oggi la ragazza non ha ancora ricevuto riscontro dall’Ausl per poter effettuare il tampone. Sono passati nove giorni. Per questo interroghiamo l’esecutivo per conoscere le modalità di presa in carico per le donne in gravidanza” hanno concluso Rancan e Stragliati.

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