«Sono stato rapinato», e il pitbull lo difende rincorrendo i malviventi

Un siciliano di 35 anni, residente a Piacenza, qualche giorno fa ha detto di essere stato rapinato ai giardini Margherita. «Tre uomini mi hanno minacciato con i cocci di una bottiglia rotta», ha detto ai carabinieri. Con lui un pitbull, che «avrebbe inseguito i malviventi», «tornando dal padrone con i denti sporchi di sangue». Ma dopo le indagini dell'Arma, la vicenda si è rivelata fasulla

Una rapina movimentata, raccontata ai carabinieri della stazione di viale Beverora alle 2 e mezza di notte. Protagonista, suo malgrado, un siciliano del '74 residente da tempo a Piacenza, ex commesso in città. Peccato che, dopo gli accertamenti fatti dai carabinieri, si fosse inventato tutto. I fatti sono trapelati questa mattina.

A quanto raccontato, il siciliano, una notte d'agosto, era appena rientrato in treno a Piacenza dopo aver passato la giornata a Parma. L'uomo, infatti, è allenatore sportivo nella città ducale. Con lui il suo cane, un pitbull. Dopo aver recuperato la sua bici, fermatosi ai giardini Margherita per riempire la propria borraccia e far bere l'animale, qui sarebbe stato avvicinato da due individui - dall'accento dell'Europa dell'Est - che gli avrebbero chiesto delle sigarette.
  L'uomo sarebbe stato minacciato con un vetro appuntito alla gola. Il cane, poi, è intervenuto per difenderlo  

Il 35enne, gentilmente, avrebbe offerto loro delle Lucky Strike. Qui la vicenda prende il contorno del giallo. Poco più in là, un complice, visibilmente alticcio, avrebbe spaccato su una panchina una bottiglia. Raccongliendo i cocci, avrebbe puntato un vetro tagliente alla carotide del siciliano, intimandolo di dargli tutto ciò che possedeva: un marsupio con dentro un Ipod, 400 euro in contanti, carte di credito e una tessera Bancoposta.

I tre, con il bottino, si sarebbero allontanati. Sempre secondo il racconto dell'uomo, il proprio cane avrebbe rincorso il ladri con ferocia, ritornando da lui con il muso sporco di sangue. Questa versione è stata riferita dal 35enne poco dopo l'avvenuto rapina, dopo essere andato fisicamente dai militari dell'Arma in viale Beverora con la bicicletta. I carabinieri, però, hanno verificato l'inesattezza dei fatti.

I cocci, vicino alla panchina, non c'erano. L'uomo, inoltre, non aveva mai ritirato quel giorno 400 euro in contanti. Queste e altre incongruenze hanno portato i carabinieri ad accantornare la storia del 35enne come inventata. Tra l'altro, al momento della rapina c'erano delle pattuglie in zona, che sarebbe potute essere avvisate subito dall'uomo. Ma così non è stato.
     
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