Spaccio di eroina e coca nei campi, sgominata banda da 520mila euro all'anno

I dettagli della maxi operazione "Nahash" dei carabinieri dell'Aliquota Operativa del Norm che ha portato all'emissione di 15 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di malviventi italiani e nordafricani che avevano avviato un fiorente giro di spaccio nelle aree golenali del Po tra Sarmato e Castelsangiovanni 

Gli arrestati

Più di milleduecento cessioni di droga tra cocaina, eroina e hascisc poco più di tre mesi, 10mila euro a settimana di guadagno per un totale di circa 520mila euro in anno, e circa cinquecento clienti, ora segnalati alla Prefettura come assuntori. Questi alcuni numeri della maxi operazione "Nahash" dei carabinieri dell'Aliquota Operativa del Norm che ha portato all'emissione di 15 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di malviventi italiani e nordafricani che avevano avviato un fiorente giro di spaccio nelle aree golenali del Po tra Sarmato e Castelsangiovanni. 

Il boss del sodalizio, un marocchino di 25 anni residente nel Milanese, è deceduto in un incidente stradale qualche settimana fa, mentre uno straniero è ancora latitante, gli altri si trovano in carcere e ai domiciliari accusati a vario titolo di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio continuato ed in concorso, furto aggravato e rapina in concorso. In un caso infatti quattro clienti avevano rapinato gli spacciatori minacciandoli, da quanto si evince dalle intercettazioni telefoniche, con una pistola che non è ancora stata trovata. Li avevano sorpresi nei campi e spacciandosi per carabinieri avevano portato via loro la droga e i soldi fino a qual momento guadagnati.  Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Matteo Centini, e condotte dai militari dell'Aliquota sono iniziate nell'aprile del 2017 per terminare a luglio. IIMG_3269-2 carabinieri hanno scoperto e sgominato non senza fatica, un vastissimo giro di spaccio nelle campagne che ben si prestavano, per conformazione naturale, a ospitare l'attività criminale spiegata in una conferenza stampa in procura nella mattinata del 19 aprile. Erano presenti il comandante della compagnia di Piacenza, il maggiore Stefano Bezzeccheri, il comandante provinciale il colonnello Corrado Scattaretico, il comandante del Norm, il tenente Antonio Cirella, oltre al procuratore capo Salvatore Cappelleri e al sostituto procuratore Matteo Centini. 

Due le domande alle quali la procura e i carabinieri devono ancora rispondere: dove vanno a finire tutti i soldi guadagnati dallo spaccio, e non reinvestiti in altro stupefacente, e chi c'è dietro alle centinaia di nordafricani irregolari reclutati e mandati a spacciare dal Milanese a Piacenza. Il tenore di vita dei pusher non collima con i soldi guadagnati, spesso, fanno sapere, vivono in condizioni precarie e quasi in povertà e sopratutto c'è un ricambio sistematico che dimostra quanta manodopera senza scrupoli e senza nulla da perdere, è presente nel nostro paese.  Da almeno quattro anni le campagne piacentine sono state letteralmente invase da centinaia di spacciatori nordafricani irregolari divisi in batterie ben organizzate a capo delle quali c'è quasi sempre un boss che tiene le fila e che prende contatto con i pregiudicati del posto per dare vita al sodalizio. Già la maxi operazione Myocastor del 2016 coordinata dal sostituto procutore Emilio Pisante  e condotta dai carabinieri della compagnia di Fiorenzuola, all'epoca guidata dal maggiore Emanuele Leuzzi, aveva alzato il velo sul nuovo modo di spacciare nel nostro territorio. Aveva portato a 37 arresti. 

Nel corso dell’indagine è stato appurato come il boss avesse organizzato un gruppo ben strutturato nel quale tre marocchini provenienti dall’area milanese di Corsico, che usufruivano del supporto logistico garantito da un cittadino pavese e da alcuni piacentini della zona di Castelsangiovanni, potevano agire indisturbati e ricevere decine di clienti al giorno. Gli spacciatori lavoravano dalle 12 alle 20 e venivano portati nei campi una volta arrivati in stazione o dopo aver posteggiato la propria vettura in alcuni parcheggi lontani dal luogo scelto per "lavorare". In tutto gli inquirenti stimano che, nel corso delle indagini, sono stati venduti più di due chili di stupefacente. Molti i clienti affezionati che compravano dosi anche diverse volte a settimana, per un totale di 10mila euro a settimana, 520mila euro la stima in un anno.  Si tratta di indagini condotte sul campo ma anche con intercettazioni telefoniche.  «Riconosco una forte abnegazione, professionalità e competenza negli uomini dell'Aliquota Operativa, le indagini sono state molto difficili rese ancora più complicate dal fatto di dover documentare lo spaccio a cielo aperto in zone poco frequentate» ha dichiarato il sostituto procuratore Centini. 
 

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