Sparò in un bar affollato a Cadeo, chiesti quattro anni e sei mesi

E' la richiesta del pubblico ministero Ornella Chicca nei confronti di Tommaso Falchi, il 21enne arrestato dai carabinieri alla fine di marzo, ritenuto responsabile di aver sparato, il 4 gennaio, alcuni colpi di pistola in un bar di Cadeo. La difesa del giovane, invece, ha chiesto di assolverlo da alcuni reati

Quattro anni e sei mesi di reclusione. E’ la richiesta del pubblico ministero Ornella Chicca nei confronti di Tommaso Falchi, il 21enne arrestato dai carabinieri alla fine di marzo, ritenuto responsabile di aver sparato, il 4 gennaio, alcuni colpi di pistola in un bar di Cadeo. La difesa del giovane, invece, ha chiesto di assolverlo da alcuni reati. Il processo, che si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare, Adele Savastano, è stato rinviato ai primi di novembre per consentire le repliche di accusa e difesa.

Nella mattina del 27 ottobre, in aula si è svolta la parte finale con la requisitoria del pm e le arringhe dei difensori e le richieste della parte civile. Il giovane, tuttora in carcere, deve rispondere delle accuse di detenzione e porto abusivo d'arma da fuoco, esplosioni pericolose, ricettazione (di carte di credito), danneggiamento aggravato, detenzione abusiva di munizionamento, appropriazione indebita, maltrattamenti, minacce aggravate. E’ stato, invece, stralciato il reato di detenzione di droga ai fini di spaccio (secondo la procura, il 21enne avrebbe ceduto mezzo etto di marijuana a uno dei tre amici) che seguirà un iter a parte.

Dopo il pm, ha preso la parola la parte civile della ex fidanzata del ragazzo che sarebbe stata maltrattata e oggetto di minacce. L’avvocato Mara Tutone, che assiste la giovane, si è associata alla richiesta di condanna dell’accusa e ha avanzato una richiesta di risarcimento dei danni. I difensori del giovane, invece, hanno chiesto l’assoluzione per alcuni dei reati che gli vengono contestati: maltrattamenti, minacce, appropriazione indebita e ricettazione. Non ci sarebbero, secondo gli avvocati Alida Liardo (in sostituzione di Stefano Moruzzi) e Paolo Lentini (che sostituiva Piero Spalla) gli elementi che costituiscono il reato, tra cui anche il fatto che il ragazzo non voleva commettere azioni illecite. Per quanto riguarda i reati legati alle armi e al loro uso (la pistola non era mai stata trovata), i difensori hanno affermato che il giovane aveva già ammesso le proprie responsabilità e non aveva mai negato i fatti.

I carabinieri dell'aliquota operativa del Norm di Fiorenzuola e dei militari della stazione di Carpaneto, avevano arrestato Falchi il 28 marzo, dopo lunghe indagini. Tre suoi amici, che avevano assistito alla scena al bar di Cadeo, sono stati indagati. La sera del 4 gennaio, al bar erano presenti almeno 25 persone. Secondo gli inquirenti, sarebbero stati sparati tre colpi di pistola: due probabilmente in aria, uno nel dehors laterale: il proiettile ha perforato la parete di plexiglass, ha passato la saracinesca e si è infine conficcato in una porta di legno all'interno. I quattro poi sono entrati tranquillamente e si sono seduti a bere. Quando sono arrivati  i carabinieri, il gruppetto non c'era più, ma grazie ai video delle telecamere di sorveglianza e al fatto che il giovane era noto per un comportamento violento e spavaldo, oltre che per l'uso continuato di cocaina, i carabinieri si sono poi presentati a casa dei giovani. 

In un appartamento a Chero, gli investigatori avevano trovato cartucce, carte di credito rubate, attrezzi da lavoro (sottratti nell'azienda in cui lavorava), ma non la pistola. Alle indagini hanno partecipato anche gli specialisti del Ris di Parma. I carabinieri di Carpaneto avevano avviato altri accertamenti dopo la denuncia della fidanzata del giovane, una 19enne di Pontenure. La ragazza aveva raccontato di mesi di abusi subiti dal 21enne. Secondo la giovane, entrambi usavano cocaina e il suo ragazzo più volte l'aveva malmenata, maltrattata e minacciata. L'avrebbe anche scaraventata giù dalle scale e poi picchiata con un manico di una scopa, in altre occasioni sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali contro il suo volere. Addirittura, pare che il giovane, dormisse con la pistola sotto il cuscino, ogni notte. 

I carabinieri hanno ascoltato molti testimoni e tutte avevano tutte confermato che il 21enne avrebbe mostrato l’arma a diverse persone. Il ragazzo, inoltre, sempre secondo le accuse, avrebbe puntato alla tempia della sua fidanzata l'arma, scarica, e avrebbe premuto il grilletto: un gesto dimostrativo di intimidazione. Non solo, la giovane ha infine confessato che una volta lui le avrebbe sparato quando lei si trovava di spalle, mancandola volutamente ma spaventadola a tal punto che non subito aveva trovato il coraggio di denunciarlo, e poi di lasciarlo. Nei cellulari dei quattro i carabinieri avevano trovato immagini di lui con la pistola. In un messaggio su Whatsapp, poi, una frase inquietante: Siamo tutti criminali, gli spariamo dentro al bar e via. La prossima volta con un Kalashnikov...Io son sempre così non è che mi becchi, ho sempre fatto così”.

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