Stalking e violenza, chiesta la condanna di Maila Conti

Il pm: due anni. I difensori: va assolta, non ci sono le prove. La parte civile chiede di essere risarcita perché la vedova Politi è stata perseguitata. «Li avevo aiutati economicamente mentre si stavano separando e ci sono le prove» dice in lacrime Maila Conti

Maila Conti

Il pm ha chiesto la condanna a due anni per Maila Conti, i suoi difensori, invece, l’assoluzione. Si è concluso il 29 giugno, il processo nei confronti di Maila Conti, la donna di 52 anni accusata di stalking e violenza privata nei confronti della vedova e delle due figlie di Leonardo Politi e di resistenza verso i carabinieri. Conti dovrà, poi, rispondere dell’omicidio del compagno Leonardo Politi, 61 anni, ucciso al Lido di Ravenna - i due gestivano una piadineria - il 13 agosto 2019. La sentenza è attesa alla fine di luglio.

Al termine del processo, Conti si è detta «soddisfatta della difesa degli avvocati (Wally Salvagnini e Carlo Benini, ndr). Hanno sottolineato come non ci siano state conferme dei miei comportamenti verso la moglie di Politi, sottolineando come né lei né la figlia siano risultate credibili. Ho dimostrato al giudice - dice ai cronisti piangendo - i versamenti di denaro che la facevo per aiutarli, e anche di averle pagato il pranzo di nozze della figlia, come è emerso in aula ascoltando una telefonata registrata dove lei mi aveva ringraziato».

Secondo il pm, la responsabilità di Conti è stata provata durante il processo. La vedova di Politi, che si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Salice (sostituto da Romina Cattivelli), si è associata alla richiesta di condanna e ha chiesto un risarcimento. Secondo Cattivelli, Conti ha perseguitato la donna e le sue figlie, arrivando anche a schiaffeggiarne una. Inoltre, le prove dello stalking ci sono e provengono dalle tante testimonianze rese in aula. Compreso il parapiglia avvenuto nel ristorante dove la vedova di Politi lavorava e dove sarebbe aggredita da Conti e minacciata di morte. I testimoni della difesa di Conti, ricorda la parte civile, non hanno aggiunto nulla. Rispetto alle prove portate dalla difesa Conti, «niente e nessuno giustifica le minacce - sottolinea Cattivelli - le molestie e tutte le sofferenze che madre e figlie hanno dovuto subire».

I difensori di Conti, Benini e Salvagnini, ha chiesto di assolvere Maila perché «non c’è la prova dello stalking, prova emersa sia dalle testimonianze sia da diversi documenti. Così come non esiste la prova della violenza privata a causa di testimoni contrastanti. E’ vero che all’inizio della relazione, nel 2016,  ci sono stati momenti difficili. Nel 2017, però, i rapporti sono migliorati. Politi e la moglie si separano e vanno verso il divorzio, ricordano i difensori, e Conti aiuta economicamente la donna per la separazione, pagando alcuni tributi, comprando un computer, pagando il pranzo del matrimonio e anche la comunione di una delle figlie. Che non ci fosse astio, continuano le difese, è dimostrato dalla foto dove tutti appaiono sorridenti e alcuni messaggi sul telefono.

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Si arriva al 2018 è iniziano i contrasti. Conti e Politi lasciano Travo e a Piacenza aprono un bar e affittano una casa. Nel 2019 inizia la causa di divorzio. La ex moglie chiede un accertamento tributario. Conti, poi, si arrabbiò quando venne a sapere, rimarcano i difensori, che alcune amiche furono avvicinate dalla ex perché testimoniassero contro Politi. E si arriva alla famosa serata di marzo 2019, nel ristorante dove la ex moglie di Politi lavorava. La dinamica di cosa è accaduto non è chiara, dicono Benini e Salvagnini. Un carabiniere dice di essere stato minacciato di morte da Conti, ma la denuncia arriva solo dopo 15 giorni, insieme con quella per stalking. La situazione, spiegano i legali, era tesa perché Politi temeva di non poter pagare l’assegno di mantenimento e chiedeva di poter vedere la figlia in presenza di Conti.

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