«Stiamo cercando il cane» ma sono ladri di ferro, famiglia in manette

Una famiglia di ladri nomadi composta da padre, compagna e figlio, è finita in manette grazie, ancora una volta, all'occhio lungo di alcuni residenti e al tempestivo intervento dei carabinieri. E' successo nella serata del 31 luglio a Castelsangiovanni

Il materiale che volevano rubare. Nell'altra immagine il comandante dei carabinieri di Castelsangiovanni, il maresciallo Domenico Colantoni e il brigadiere capo Mario Petito, al centro il tenente Luca Delle Vedove

Una famiglia di ladri nomadi composta da padre, compagna e figlio, è finita in manette grazie, ancora una volta, all'occhio lungo di alcuni residenti e al tempestivo intervento dei carabinieri. E' successo nella serata del 31 luglio a Castelsangiovanni. Nei guai tre nomadi residenti nel campo di Brescello (Reggio Emilia), tutti con precedenti per furto. Si tratta di un uomo di 40 anni, del figlio di 20 e della compagna del padre di 39 anni. Sono accusati di tentato furto aggravato in concorso. Ai militari che li hanno arrestati hanno detto che stavano cercando il cane che si era perso, e invece stavano per rubare quintali di ferro nel cortile di un'azienda sulla via Emilia Pavese.

I tre con un furgone con un braccio meccanico intestato a una terza persona, erano passati in un campo per entrare nel cortile dell Allied International Srl (azienda che produce raccorderia per impianti petroliferi), si erano creati un "ponte" con alcuni bancali e si apprestavano a caricare quintali di materiale ferroso nel cassone ma qualcuno li ha visti. Alcuni residenti hanno notato il mezzo a fari spenti hanno chiamato in caserma e i carabinieri li hanno subito bloccati. I tre alla vista dei militari hanno provato a scappare ma è stata bloccata loro la strada e sono stati arrestati. Una volta in caserma hanno detto che stavano cercando il cane che si era perso, controllati nella banca dati si è scoperto che tutti e tre erano pieni di precedenti per furto. 

Processati per direttissima ora sono tutti e tre ai domiciliari. A disporre la misura cautelare, dopo aver convalidato l’arresto, è stato il giudice Gianandrea Bussi, il quale ha accolto la richiesta del pm Monica Bubba. Il difensore di padre, madre e figlio, l’avvocato Claudia Pezzoni, del Foro di Parma, aveva chiesto di non convalidare l’arresto e di rimettere in libertà il terzetto. La difesa ha chiesto tempo per preparare il processo e l’udienza è stata rinviata.




 

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