Strangolata dopo il raptus: «Non so spiegarmi cosa sia successo»

Castelvetro, depositato l'esito dell'autopsia sul corpo di Cinzia Agnoletti, strangolata dal compagno dopo una lite. La difesa: l'esame conferma che il mio cliente ha sempre detto la verità

I carabinieri davanti alla casa dove è avvenuto il delitto

E’ morta strangolata. La conferma sul decesso di Cinzia Agnoletti, 51 anni, di Forlì, uccisa dal compagno, reo confesso, il 26 settembre scorso, è venuta dall’esame autoptico depositato in procura nei giorni scorsi dal medico legale Novella D’Agostini. Per Gianpietro Gilberti, 53 anni, l’ipotesi di accusa rimane quella di omicidio volontario aggravato come subito era stata determinata dal pm Antonio Colonna. «E’ la conferma - ha affermato il suo avvocato difensore, Luigi Ruggeri – della versione che i mio cliente ha sempre dato ai carabinieri e alla procura. Gilberti è sempre stata una persona collaborativa».

L’uomo, tuttora detenuto in carcere, «è una persona mite. In cella è tranquillo e non riesce a spiegarsi cosa sia accaduto quella tragica mattina» ha affermato l’avvocato. La difesa, dopo il deposito della perizia medico legale attende le mosse della procura prima di decidere eventuali mosse per Gilberti. Un black out mentale lo ha portato all’omicidio. L’uomo aveva deciso di farla finita e avrebbe cercato di uccidersi. In quel momento, però, la propria compagna cominciava a dare pugni a una porta chiusa che non si poteva aprire perché mancava una maniglia. E’ stato il detonatore della violenza di Gilberti che spinto da un folle raptus si è scagliato contro la compagna colpendola con un pugno, poi strangolandola e infine soffocandola con dei cuscini e un sacchetto di plastica.

Il rapporto sentimentale tra i due era compromesso e ad aggravare la situazione c’era anche l’aspetto economico: lui era disoccupato e lei svolgeva un lavoro precario come lavapiatti. I vicini, inoltre, da tempo sentivano le furiose liti che avvenivano nell’abitazione e molti di loro hanno detto di aver udito spesso le urla di lei che inveiva contro il compagno.

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Dopo l’uccisione della donna, Gilberti ha tentato ancora una volta di togliersi la vita soffocandosi, ma non riuscendoci. A quel punto aveva telefonato al figlio 24enne, il quale aveva avvertito i carabinieri di Fiorenzuola che si erano precipitati in via Stazione con i colleghi del Nucleo investigativo, scoprendo il corpo senza vita della donna.

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