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Cronaca Pontenure

«Subì abusi dai parenti da bambina, ma ha sempre difeso i figli»

Processo per l'omicidio Pierini. La perizia della psichiatra: «Maria Grazia Guidoni non è del tutto incapace di intendere e di volere». Eseguito il prelievo del Dna in aula. Il giudice dispone nuovi accertamenti

«Ha subito abusi, nell’infanzia e nell’adolescenza, da parte del nonno e dello zio. E quando chiese aiuto alla zia, non venne creduta. Ha messo di aver partecipato all’occultamento del cadavere della madre, ma lo ha fatto in modo istintivo per difendere il figlio. Infine, la sua capacità di intendere e di volere è grandemente scemata, ma non è totalmente incapace di intendere e volere». E’ la terribile verità emersa questa mattina, 27 marzo, al processo in corte di Assise nei confronti di Maria Grazia Guidoni, la 46enne accusata di aver ucciso a Pontenure la madre, Giuseppina Pierini, il 3 luglio del 2012. In aula, inoltre, è stato eseguito il prelievo per la nuova perizia sul Dna (un tampone prelevato dal cavo orale), eseguito da Andrea Piccinini, dell’Istituto di medicina legale di Pavia. La prima perizia non era stata comunicata alla difesa e venne ritenuta nulla dal collegio guidato da Italo Ghitti, a latere Luca Milani.

INFANZIA ROVINATA In aula, Isabella Merzagora, la psichiatra e criminologa che ha svolto una perizia sulla donna, una consulenza chiesta dai suoi difensori, gli avvocati Gianpaolo Ronsisvalle e Roberta Sofia, del Foro di Modena, ha presentato le conclusioni. Una relazione toccante che mostra un retroterra fatto di violenze, di un’infanzia negata perché la donna fin da bambina aveva dovuto occuparsi dei fratelli, lavorare nei campi e curare le pecore nel podere di Massa Marittima (Grosseto). In parte, Guidoni ha cercato di riscattare la propria vita di ragazzina e, in carcere a Modena, ha sostenuto gli esami per la licenza media.

BOTTE DAL MARITO Merzagora, milanese, una delle principali professioniste del settore (tra gli altri incarichi, è presidente della Società italiana di criminologia, docente universitario e docente alla scuola superiore della magistratura) ha affermato che la donna ha un disturbo di personalità. Una personalità modificata dai traumi vissuti da giovane, ha sottolineato la psichiatra. Oltre agli abusi sessuali, la vita di Maria Grazia ebbe un altro duro banco di prova dopo il primo matrimonio. «Guidoni - ha continuato Merzagora - subì abusi dal marito che la picchiava. Lei tentò il suicidio, ma poi decise di sopportare, fino a quando il marito non se la prese anche con i figli. A quel punto, lei lo lasciò. Anche in questo case emerge la strenua difesa dei figli, una difesa che lei non aveva mai avuto». La zia non le credette e la madre «era etilista».

PROTEZIONE DEI FIGLI I figli non crebbero bene e Gino Laurini risultò il più problematico: «Era iperattivo, aveva uno scarso senso del pericolo, aveva disturbi dell’attenzione oltre a problemi cardiaci. Nell’adolescenza, poi, come certificato dall’Istituto Stella Maris, si registrano i due abusi sessuali nei confronti del fratellastro e delle sorellastre».

Il pm Roberto Fontana ha chiesto del rapporto tra Guidoni e la madre. «Lei divenne - ha spiegato la psichiatra - la madre di sua madre. Dopo la nascita dei figli riversò su di loro le sue attenzioni. In lei è stato sempre forte il rammarico di non essere stata creduta dalla zia». E i figli restano sempre al centro di Guidoni: «E’ sempre stata sobria - ha detto la psichiatra - non li ha mai rifiutati, solo che oggi è un po’ più rigida nei loro confronti».

SEMI INCAPACE Il presidente del Collegio, Ghitti, ha chiesto alla psichiatra se si possa parlare, per la donna, di totale incapacità intendere e di volere. Merzagora: «In relazione all’occultamento del cadavere, di totale incapacità non si può parlare, ma di una semi infermità sì». Inoltre, potrebbe esistere un nesso causale tra il disturbo della personalità e i reati che le vengono contestati. «Guidoni - ha ricordato la psichiatra - ha anche sviluppato un senso di colpa».

Al termine, il Collegio ha disposto di ascoltare Francesco Zermani, per stabilire se uno dei figli della Guidoni, Benito Bacci (avuto dal secondo marito) abbia mai ottenuto la licenza media. Saranno anche identificati i cellulari, tutti in carico a Guidoni, per stabilire quali figli li avessero in uso e dove si trovassero i figli Benito e Matteo Bacci tra l’1 e il 3 luglio 2012 (quando erano in vacanza). 

Infine, il giudice si è riservato sulla decisione se far effettuare o meno un confronto in aula tra la madre e il figlio Gino (i due si accusano a vicenda). Pochi giorni fa, davanti al gip si era svolta l’udienza dove i periti avevano valutato la capacità di Gino di intendere e di volere. Al di là delle differenze tra gli esiti a cui erano giunti i periti di parte e quelli del giudice, la perizia ha messo in luce come Guidoni avesse un atteggiamento protettivo nei confronti dei figli.

LA STORIA Il corpo di Pierini venne ritrovato la sera del 12 novembre 2015 nel podere di Massa Marittima (Grosseto). Accusati dell’omicidio - avvenuto secondo la procura il 3 luglio 2012 a Pontenure - dell’allora 63enne sono la figlia Maria Grazia Guidoni, 46, e il nipote (figlio di Maria Grazia) Gino Laurini, di 23. Le accuse sono di omicidio volontario premeditato, con le aggravanti di averlo commesso su una persona, un familiare, con minorata difesa (un’anziana malata di Alzheimer), per motivi futili e abbietti. Entrambi sono anche accusati di distruzione di cadavere. La donna, inoltre, deve anche rispondere di falso, per aver denunciato la scomparsa della madre.

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