Taglio di alberi al Parco Provinciale, al via il processo

E’ cominciato il 10 febbraio il processo nei confronti di tre imputati ritenuti responsabili del taglio degli alberi al Parco provinciale sul Monte Moria. Davanti al giudice Giuseppe Tibis, pm Antonio Rubino, sono comparse numerose persone e 11 si sono costituite parte civile. Si tratta dei proprietari degli alberi che sono stati tagliati

E’ cominciato il 10 febbraio il processo nei confronti di tre imputati ritenuti responsabili del taglio degli alberi al Parco provinciale sul Monte Moria. Davanti al giudice Giuseppe Tibis, pm Antonio Rubino, sono comparse numerose persone e 11 si sono costituite parte civile. Si tratta dei proprietari degli alberi che sono stati tagliati.

Per i tre imputati, Luigi Oddi (presidente della cooperativa Casale del Sole), Marco Rigolli (ex sindaco di Morfasso ed ex vicepresidente della coop agricola Parco Monastero) e Andrea Cardiaci (ex presidente della coop Parco Monastero) le accuse sono di tentata truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso, invasione di terreni e tentato furto di legname. Nutrito il collegio degli avvocati: Oddi è difeso da Monica Testa e Maria Cristina Gardella; Rigolli è assistito da Lorenza Dordoni; la difesa di Cardiaci è affidata a Carlo Alberto Caruso e Maria Rosa Zilli. Le parti civili si sono costituite 9 con l’avvocato Umberto Fantigrossi e due con Maria Paola Canepari.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Emilio Pisante, era cominciata nel luglio del 2012, dopo un esposto del sindaco di Lugagnano, Jonathan Papamarenghi e dell’avvocato Umberto Fantigrossi. L’esposto segnalava un taglio di alberi indiscriminato al Parco provinciale.

L’indagine venne delegata al Corpo forestale, che acquisì il materiale relativo alle autorizzazioni, alle denunce presentate ai carabinieri di Lugagnano da alcuni proprietari di terreni all’interno del Monte Moria, e altra documentazione. Le cooperative che avevano tagliato le piante, tra l’altro, avrebbero beneficiato di un finanziamento di oltre 700mila euro, concesso dalla Regione con fondi della Unione Europea. Vennero versate alcune decine di migliaia di euro, poi tutto venne bloccato dall’inchiesta e anche da un sopralluogo della Provincia che avrebbe dovuto fare una relazione a Bologna prima dell’erogazione di altri fondi.

Alcuni proprietari di terreni nel Parco avevano scoperto che molte loro piante sane erano state tagliate e in alcuni casi il legname era sparito. Alcune persone abitavano all’estero - molti in Gran Bretagna - e non erano a conoscenza delle opere di pulizia del Parco. Esistevano solo una quarantina di accordi orali stipulati all’Agenzia delle Entrate. Una ventina di proprietari presentarono così denuncia di furto ai carabinieri di Lugagnano, denunce che vennero in seguito allegate all’inchiesta madre.

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Prima della chiusura delle indagini, la procura aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari, l’archiviazione per un reato ambientale che era stato contestato all’inizio. Reato che il gip aveva archiviato.

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