Tensione alla Gls: tir bloccati e scortati da polizia e carabinieri. Usb: «Vogliamo solo lavorare»

Ancora tensione alla Gls di Montale. Il sindacato Usb chiede il reintegro degli otto lavoratori licenziati a gennaio 2016 e blocca l'attività dell'azienda di logistica: «Vogliamo solo lavorare». I camionisti: «Comportamento scorretto»

Un momento della protesta alla Gls (foto Gatti)

Non c'è pace alla Gls. Serata di blocchi quella del 15 marzo all'azienda di logistica in via Riva a Montale. Da un parte gli iscritti al sindacato Usb (Unione Sindacale di Base) che dalle 22.30 fino a notte fonda hanno bloccato l'ingresso e l'uscita ai tir, dall'altra i camionisti che, visibilmente risentiti dal comportamento del sindacato, volevano lavorare. Tutto è nato nel dicembre del 2015 quando in seguito a una rissa all'interno del magazzino, otto facchini sono stati licenziati un mese dopo. Sei di questi sono passati dal Si Cobas a Usb che da allora non ha mai smesso di battersi per il loro reintegro sedendosi ai tavoli convocati dalla Prefettura e bloccando, senza preavviso, i cancelli dell'azienda.

Il 9 marzo l'incontro tra la cooperativa Seam che gestisce i lavoratori, l'azienda e il sindacato al Palazzo del Governo non ha portato i risultati sperati dal sindacato e si è conclusa con un nulla di fatto che ha portato la sera del 15 marzo a un nuovo blocco. «Vogliamo solo lavorare, abbiamo una famiglia da mantenere. Ci hanno offerto dei soldi, una buonuscita, ma non l'abbiamo accettata» protestano i licenziati, sostenuti dai delegati sindacali e da alcuni lavoratori di altre ditte di logistica piacentine. Erano circa una cinquantina. Dall'altra parte della "barricata", gli autisti dei tir che non condividono la modalità utilizzata da Usb: «Non possono bloccarci qui, abbiamo tanti chilometri da fare e non è questo il comportamento corretto con cui ottenere qualcosa». Attimi di tensione si sono registrati verso mezzanotte quando camionisti e facchini si sono incontrati all'ingresso. A impedire che la situazione degenerasse gli agenti delle volanti, i carabinieri del Radiomobile, la Digos, i poliziotti della scientifica  e alcuni dirigenti della questura che hanno a lungo mediato con il sindacato. Verso l'alba il presidio è stato tolto. 

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