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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Tentata truffa alla Fondazione nel 2013, la prescrizione chiude la vicenda

L'allora direttore generale Massimo Sbordi fu assolto nel 2018 perché il fatto non sussiste, il 26 ottobre 2021 si è chiuso anche il secondo processo con il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti di Michele Amanti, promotore finanziario. I fatti risalgono al 2013

Tentata truffa ai danni della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Il 26 ottobre si è chiusa definitivamente la vicenda risalente al 2013 con il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti di Michele Amanti, accusato di tentata truffa in concorso con l’allora direttore generale Massimo Sbordi (assolto nel 2018 perché il fatto non sussiste). La posizione dell’Amanti, difeso dall’avvocato Antonio Macheda, era stata stralciata e affrontata in un altro processo davanti al giudice Sonia Caravelli, dopo la richiesta di archiviazione del pm Antonio Colonna e l’imputazione coatta invece chiesta all’epoca dal gip Adele Savastano. Amanti, promotore finanziario, era accusato di aver messo in contatto Sbordi con un istituto di credito elvetico per compiere l’operazione finita nel mirino. I due avrebbero cercato di impossessarsi di 200 milioni della Fondazione, organizzando un raggiro ai danni della stessa, attraverso una società olandese che in realtà aveva la sede in una pizzeria. L’indagine iniziò nel febbraio 2013. Al centro del processo, c’era il trasferimento di 200 milioni di euro (il patrimonio all’epoca era stimato in 342 milioni) in una banca svizzera, la Julius Baer, denaro rientrato in Fondazione dopo un paio di mesi, dopo che lo stesso Sbordi era stato mandato a ritirarlo. Sbordi fu assolto nel 2018, Amanti tre anni dopo. «Tutta la vicenda – ha detto l’avvocato Macheda – è avvenuta nell’alveo di una mera e lecita prestazione professionale del mio cliente verso Sbordi. Stessa tesi del pm che chiese all’epoca l’archiviazione».

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