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Venerdì, 1 Marzo 2024
In tribunale

Tentato omicidio di Sant'Antonio, i due amici condannati a 4 anni

Il pestaggio di un 34enne di San Nicolò, a seguito di una violenta lite, avvenne nell’ottobre 2021 nei pressi della Coop di Sant’Antonio lungo la via Emilia Pavese

Sono stati condannati a quattro anni e 4 mesi in primo grado i due giovani accusati di tentato omicidio nei confronti di un 34enne di San Nicolò. Il pestaggio, a seguito di una violenta lite, avvenne nell’ottobre 2021 nei pressi della Coop di Sant’Antonio lungo la via Emilia Pavese. Si tratta del 20enne moldavo Daniel Dinga difeso dall’avvocato Jonathan Vignali e dell’italo marocchino Jawad Bejja difeso dall’avvocato Stefano Germini. Il processo si è svolto con rito abbreviato e la sentenza del gup Elisa Pirgu dopo poco più di un’ora di camera di consiglio, il pm Daniela Di Girolamo aveva chiesto 5 anni e due mesi e 5 anni e 4 mesi. L’avvocato Vignali ha annunciato l’appello. Dinga è sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla pg, Bejja invece è ai domiciliari con il braccialetto elettronico.

La vittima, parte civile con l’avvocato Marco Guidotti, era stato ricoverato a lungo all’ospedale per le lesioni riportate. Il gup ha deciso per una provvisionale di 40mila euro da liquidare subito, mentre il resto dovrà essere quantificato in sede civile. Entrambi, come si è detto erano accusati di tentato omicidio e Dinga anche di rapina del cellulare della vittima, reato riqualificato in furto e per il quale il giudice ha deciso il non doversi procedere.  La difesa aveva chiesto, e non ottenuto, la riqualificazione del reato in lesioni gravissime, come scritto anche nella perizia chiesta dalla procura che stabiliva che non vi era stata intenzionalità di uccidere, il gup ha invece ritenuto sussistere i presupposti del tentato omicidio come sostenuto da pm e parte civile.

Tutto era iniziato alla coop di Sant’Antonio. I due stranieri, amici, stavano passando la serata  nel locale quando pare sia nata una lite passata alle vie di fatto quando la vittima, che sarebbe stata ubriaca, avrebbe importunato un’amica del marocchino. Questo, infastidito avrebbe cercato di allontanarlo di lì poi la colluttazione. Nell’interrogatorio di garanzia Jawad Bejja aveva spiegato la propria versione dei fatti, ammettendo di aver sbagliato e di aver reagito per paura: avrebbe raccontato di avergli spaccato una bottiglia in testa e di averlo colpito con un calcio in faccia per difendere una ragazza. In un secondo momento, la lite furiosa è proseguita perché il 34enne aveva capito che qualcuno gli aveva fatto sparire il cellulare, e i suoi sospetti ricadevano sui due amici. I due imputati erano quindi accusati di averlo picchiato e di essere scappati. Grazie alle telecamere del locale e alle testimonianze dei presenti, la polizia li aveva rintracciati e arrestati a stretto giro.

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