«Ti stupro, ti sfiguro con l'acido e ti ammazzo», stalker in manette dopo un anno di minacce on line

In manette un 29enne di Vicenza che ha perseguitato per un anno una manager piacentina. L'ha minacciata per mesi dicendole che l'avrebbe stuprata, sfigurata e uccisa. Ha anche cercato in tutti i modi di distruggere la sua vita professionale. Le indagini sono state condotte dalla polizia postale di Piacenza

Il sovrintendente capo Pietro Vincini e il sostituto procuratore Antoni

Le ha reso la vita un inferno quotidiano, arrivando a minacciare anche il suo compagno e le giovanissime figlie. Inoltre, la persecuzione è continuata con post a sfondo sessuale su Facebook, inserimento del volto della donna in un sito a luci rosse e nome e cognome, sempre accostato a situazioni erotiche, finito su diverse chat di incontri. Un 29enne vicentino, M.C., è finito in manette dopo un anno di minacce in rete. I due non si erano mai visti di persona ed è uno dei primissimi casi di stalking on line che termina con l'arresto. «La polizia postale ha fatto un ottimo lavoro, riuscendo a confenzionare, non senza difficoltà un quadro indiziario perfetto, a carico del 29enne», ha spiegato il sostituto procuratore Antonio Colonna, che nella mattinata del 3 agosto, con la stampa ha fatto le veci del titolare delle indagini, Roberto Fontana.

«Internet è uno strumento meraviglioso ma pieno di insidie e pericoli. Ogni volta che ci veniva segnalato un nuovo profilo (solo su Facebook era riuscito a gestirne undici contemporanemente) chiedevamo l'Ip e  riuscivamo ad arrivare a lui. Non solo, abbiamo anche avuto un grande aiuto da una società australiana che gestisce siti pornografici: nonostante non fosse tenuta, ci ha fornito tutte le informazioni necessarie relative alle pagine create dallo stalker con foto della sua vittima». Ha spiegato il sovrintendente capo Pietro Vincini, della polizia postale. Un lavoro complesso che la professionalità del corpo ha saputo affrontare in modo eccelso, riuscendo a chiudere il cerchio attorno al 29enne che è peraltro incensurato.  

L’uomo è stato anche denunciato dall’azienda per diffamazione. Il sostituto procuratore Roberta Fontana, che aveva delegato le complesse indagini alla Polizia Postale nella figura del sovrintendente capo Pietro Vincini, ha ottenuto l’ordine di custodia cautelare dal gip e l’uomo è stato arrestato nella mattinata del 2 agosto. La misura cautelare in carcere "si è rivelata l'unica via possibile in ragione della pervicacia della sua condotta criminosa senza alcuna remora, con la conseguente elevata probabilità che lo stesso potesse aggredire la donna"pietro vincini-2, avendo dimostrato una escalation delle condotte persecutorie arrivando a scrivere, l'ultimo messaggio è del 28 luglio 2017, «Ti uccido». A quel punto il sostituto procuratore Fontana ha chiesto e ottenuto dal gip, Stefania Di Rienzo, la misura. Ora l'uomo, accusato di stalking, si trova nel carcere di Vicenza. 

LA VICENDA - Tutto nasce da un curriculum non preso in considerazione. Almeno secondo il 29enne, che comincia a tormentare on line la donna dal maggio del 2016. Va sottolineato che i due non si sono mai conosciuti e che tutto l’odio espresso on line aveva lo scopo di distruggere la vita, e la tranquillità, di quella giovane manager, direttore commerciale della filiale piacentina di una grossa azienda. 

La vittima, piacentina, lavora per un’azienda di ricerca e selezione del personale. Nell’aprile del 2016, cominciano ad arrivare sul profilo Facebook dell’agenzia lagnanze perché a una richiesta fatta da un nome maschile era stato risposto in modo scortese, mentre inserendo un nome (falso) femminile la società era stata gentile. Da qui, inizia uno tsunami fatto di insulti, minacce, fotografie del volto con vicino un organo maschile,  inserimento del nome della donna e del suo profilo in una chat di incontri, creazione di falsi profili Facebook dedicati a insultare la sfortunata piacentina.

Il persecutore riprende in autunno e sui messaggi di Facebook invia insulti, minacce, immagini pornografiche. Poi, però, il tono sale la donna già spaventata comincia a tenere il peggio. Nei messaggi si parla di stupro, di acido gettato in faccia (di violenza sessuale sulle figlie del suo compagno): «Stasera vado a stuprare una così mi esercito per quando toccherà a te», questo il tenore di alcuni dei messaggi ricevuti dalla donna ma anche «Hai la faccia da stupro». 

Gravissimo, secondo la procura il fatto che, nonostante l’uomo fosse stato interrogato dalla procura di Vicenza e diffidato alla fine di maggio di quest’anno per ben due volte, continuava a inveire contro la piacentina in una escalation di odio immotivato. E qui, non rendendosi conto ormai di essere al centro di un’indagine e non frenando i propri istinti, era arrivato a minacciare di gettarle acido sul viso, di violentarla o di stuprare le giovanissime figlie del compagno.  Poi, continuava nella sua opera di discredito della professionista inviando messaggi - quasi sempre a sfondo sessuale - a società, clienti, banche, uffici: e nel mirino c’era sempre la donna. Una lesione della dignità femminile continuata e sempre più violenta mirata a distruggere la sua vita privata e professionale, facendola vivere nella paura costante di essere uccisa. 

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