Tnt, divieto di dimora per un altro operaio

E’ accusato di furto e turbata libertà dell’industria, perché avrebbe più volte attivato i sistemi di sicurezza per bloccare la produzione. La difesa, intanto, ricorre al Tribunale della libertà contro i provvedimenti per altri 12 lavoratori

Non c’è pace per la logistica. Nuovo provvedimento del Tribunale nei confronti di un lavoratore, coinvolto negli episodi che nei giorni scorsi hanno portato al divieto di dimora per 12 operai impiegati alla Tnt. La nuova misura cautelare (il divieto di dimora) è stata disposta dal gip Luca Milani, dopo la richiesta del pm Matteo Centini. Per l’uomo, anch’egli egiziano come i suoi colleghi, la procura ha ipotizzato i reati di furto e turbata libertà dell’industria e del commercio. Nell’attesa della decisione del gip per i 12 (devono rispondere di violenza privata e minacce) per cui si è svolto l’interrogatorio di garanzia, il difensore degli egiziani, l’avvocato Marco Lucentini (Foro di Roma) ha presentato il ricorso al Tribunale della libertà, a Bologna, contro il provvedimento. Al termine degli interrogatori, la difesa aveva chiesto al giudice la revoca del provvedimento oppure la concessione di un permesso per recarsi al lavoro.

Il tredicesimo lavoratore finito nell’inchiesta, secondo le accuse, avrebbe tolto due fusibili, per impedire la chiusura di una serranda all’interno della Tnt. Inoltre, avrebbe anche schiacciato più volte il bottone rosso - il sistema di sicurezza obbligatorio sui macchinari - per bloccare la produzione. I dodici interrogati hanno negato gli addebiti, sostenendo di non avere usato violenza né di aver mai minacciato i due addetti alla sicurezza della cooperativa Alice, consorziata con la Intel-Alba (fornisce la manodopera al colosso della logistica). I provvedimenti sono scattati dopo una serie di episodi - tra l’autunno e l’inverno 2018 - che avrebbero visto coinvolti i 12 operai in alcune minacce a due addetti alla sicurezza. La polizia li aveva denunciati tutti per violenza privata e minacce. E nei giorni scorsi, è emersa anche l’ipotesi che la Gls potrebbe lasciare Piacenza, proprio a causa del clima che si è creato da anni nei magazzini della zona industriale della Caorsana. Un’ipotesi che fa temere per il futuro economico della città e della provincia.

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