Tnt, la procura ricorre contro la decisione del giudice

Dopo la revoca del divieto di dimora a 12 operai della cooperativa. E gli iscritti all’Usb manifesteranno a Roma il 22 febbraio

Un momento di un picchetto

La procura ricorrerà al Tribunale del riesame, contro la decisione del gip che ha revocato il divieto di dimora a 12 facchini impiegati alla Tnt. Intanto, i 12 potranno tornare al lavoro fa sapere la cooperativa dove gli operai sono impiegati. Il sostituto procuratore Matteo Centini ha deciso il ricorso in Appello, dopo che il giudice per le indagini preliminari, Luca Milani aveva accolto la richiesta di revoca presentata dalla difesa - con l’avvocato romano Marco Lucentini - di 11 di loro iscritti all’Usb (un altro è iscritto al sì Cobas).

Secondo la procura gli estremi per un provvedimento nei confronti dei 12 c’erano: tutti erano accusati di violenza privata e minacce verso due addetti alla sicurezza della coop Alice, consorziata con la Intel-Alba, che fornisce il personale alla Tnt. E così, ora si ritroveranno faccia a faccia sul posto di lavoro. Secondo gli indagati, i due addetti alla sicurezza li avrebbero più volte segnalati all’azienda per comportamenti irregolari sul lavoro, facendo sol scattare le lettere di contestazione. Secondo le indagini, i due addetti sarebbero più volte stati minacciati con frasi come “ti spacco le gambe”, “ti faccio esplodere la Vespa”, “te la faccio pagare”.

Il giudice, nell’ordinanza in cui stabiliva il divieto di dimora aveva scritto che esisteva «un clima pesante di omertà e condizionamento, derivante da un uso distorto dello strumento della lotta sindacale, teso unicamente a creare contrapposizioni tra gruppi di lavoratori dello stesso settore». E nella stessa ordinanza che, invece, revoca il provvedimento rimane lo stesso la gravità degli indizi. La misura cautelare, però, deve essere stata giudicata eccessiva.

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Dal canto loro, i lavoratori hanno negato le minacce e gli episodi di violenza, parlando di esilio e di misura «sproporzionata» (non potevano restare a Piacenza e dal 23 gennaio la retribuzione era stata sospesa). E’ solo lotta sindacale, aveva spiegato il sindacato Usb, che vuole «portare sul tavolo del Governo il problema di un sistema di appalti basato sullo sfruttamento più feroce e sulla negazione dei diritti dei lavoratori. Il 22 febbraio manifesteremo a Roma al ministero del Lavoro con uno sciopero nazionale della logistica».

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