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Alcuni dei lavoratori che erano stati colpiti dal divieto di dimora

Alcuni dei lavoratori che erano stati colpiti dal divieto di dimora

Tnt, revocati i divieti di dimora per i facchini di Usb

Il sindacato: «Soddisfazione per questa revoca che riconosce la sproporzione della misura adottata, ma anche determinazione nel rivendicare i diritti dei lavoratori della logistica, accusati in modo pretestuoso dall'azienda ma in realtà colpevoli solo di aver intrapreso iniziative di lotta contro le ingiustizie che i lavoratori subiscono»

«La magistratura ha revocato il divieto di dimora per gli unidici facchini della Tnt iscritti a Usb (uno era del Si Cobas), che potranno così tornare alle loro case e rientrare al lavoro. Ricorreremo già lunedì al tribunale della Libertà per  l'annullamento definitivo di ogni provvedimento». Si legge in una nota del sindacato. «Soddisfazione per questa revoca che riconosce la sproporzione della misura adottata, ma anche determinazione nel rivendicare i diritti dei lavoratori della logistica, accusati in modo pretestuoso dall'azienda ma in realtà colpevoli solo di aver intrapreso iniziative di lotta contro le ingiustizie che i lavoratori subiscono. La mobilitazione e la campagna di solidarietà nazionale ed internazionale continuerà anche per i 33 facchini  licenziati alla Gls». «Usb - continua - intende portare sul tavolo del Governo il problema di un sistema di appalti basato sullo sfruttamento più feroce e sulla negazione dei diritti dei lavoratori. Il 22 febbraio manifesteremo a Roma al Ministro del Lavoro con uno sciopero nazionale della logistica». «Chiederò all'azienda di farli tornare al lavoro così come ha deciso giudice, anche perché era stata decisa per loro la non retribuzione a partire dal 23 gennaio», ha dichiarato l'avvocato del sindacato del Foro di Roma, Marco Lucentini. I dodici erano accusati di minacce e violenza privata nei confronti di due addetti alla sicurezza della coop Alice, consorziata con la Intel-Alba, che fornisce la manodopera. Diverse le situazioni in cui i due sarebbero stati avvicinati da singoli lavoratori, o anche in gruppo - in un caso uno è stato circondato da numerose persone - che li avrebbero minacciati, promettendo loro ritorsioni a causa delle segnalazioni che i due facevano all’azienda per il comportamento non corretto di alcuni di loro. 

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