Trasmissione "Anno Uno" su suini, Confagricoltura: «Diffamano in nome del sensazionalismo»

E’ convocata per lunedì 25 maggio, presso l’Unione Agricoltori di Brescia, l’assemblea degli allevatori suinicoli associati a Confagricoltura di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Toscana e Marche

Giovanna Parmigiani

E’ convocata per lunedì 25 maggio, presso l’Unione Agricoltori di Brescia, l’assemblea degli allevatori suinicoli associati a Confagricoltura di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Toscana e Marche. «Valuteremo le azioni da mettere in campo nei confronti della trasmissione Anno Uno che giovedì 21 maggio ha fortemente danneggiato l’immagine del nostro comparto costruendo artificiosamente una puntata basata su sensazionalismo e disinformazione – spiega la presidente della Federazione Nazionale di Prodotto Carni Suine di Confagricoltura, la piacentina Giovanna Parmigiani – Considerata la gravità della situazione commerciale economica della suinicoltura abbiamo il dovere di assumere decisioni a breve termine nel merito del singolo episodio e definire, più in generale, una strategia di medio periodo».

Il settore suinicolo italiano è una realtà produttiva di grande rilevanza, con circa 26 mila allevamenti attivi sul territorio nazionale e un patrimonio di circa 10 milioni di capi allevati. E non solo: è anche un settore in cui le aziende hanno investito, nel corso degli ultimi anni, milioni di euro per adeguare le proprie strutture ai nuovi standard di benessere animale previsti dall’Unione Europea. «I nostri allevamenti sono soggetti a un sistema di controlli dei Servizi Veterinari pubblici che, per rigore e intensità, non teme confronti a livello europeo. Per inciso, con requisiti ben più stringenti di quanto siano quelli applicati nei Paesi Terzi nostri diretti competitor – sottolinea Parmigiani - Avendo preso visione del materiale video e dei testi della trasmissione Anno Uno sulla così detta "Industria Suinicola" Confagricoltura si è premurata di segnalare alla redazione sia a nome proprio che come Agrinsieme che il tono e il messaggio della trasmissione erano errati e fuorvianti e gettavano discredito su un comparto strategico del Made in Italy».

Voler raffigurare questa realtà attraverso immagini girate e montate ad hoc, in tre allevamenti che rappresentano evidentemente delle situazioni limite ed un dibattito in cui un solo allevatore viene contrapposto ad un oncologo di fama mondiale e a numerosi rappresentanti di varie associazioni animaliste, vegetariane e vegane significa fare del sensazionalismo, non certo giornalismo, ma la differenza, ancorché sostanziale, non risulta evidente alla gran parte del pubblico televisivo. Il caso denunciato, che andrebbe comunque verificato alla luce dei requisiti della normativa nazionale ed europea, non può in alcun modo costituire l’immagine dell’intero settore. Per tacere del fatto che deliberatamente gli autori del servizio hanno dichiarato di aver violato la proprietà privata “facendo qualcosa di illegale”. «Non occorre entrare furtivamente in un allevamento suinicolo per carpire immagini. Siamo disponibili, come operatori del settore, ad aprire le nostre unità produttive e a far verificare quanto avanti siano i nostri impianti e quanto rispettino le giuste esigenze degli animali e dei consumatori – sottolinea Parmigiani - Con un servizio come questo si possono arrecare immensi danni economici a tutto il settore. Occorre meno sensazionalismo, maggiore attenzione e rispetto verso quegli imprenditori che ogni giorno contribuiscono a garantire ai consumatori cibo sufficiente e sicuro ed un contributo essenziale anche alla crescita ed alla occupazione del paese. Per questo abbiamo organizzato una riunione degli allevatori suinicoli, sia per affrontare tutti gli argomenti che stiamo trattando a livello nazionale, ma sicuramente anche per gestire, attraverso la creazione di un coordinamento, il problema che si sta creando in seguito alla trasmissione. Stiamo valutando la possibilità di intraprendere un’azione legale nei confronti della trasmissione».

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