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Mercoledì, 6 Luglio 2022
Cronaca

Travolse e uccise un uomo e poi fuggì: chiesti 15 anni. La moglie: «Non lo perdono»

Quindici anni e quattro mesi. E' la pena chiesta dall'accusa per Tommaso Pulizzi, il 48enne accusato di omicidio volontario aggravato per aver causato la morte di Pinuccio Zambianchi il 31 agosto 2015 vicino a Pontenure. La moglie: «Non perdono». La difesa: «Per noi omicidio colposo»

Quindici anni e quattro mesi. E’ la pena chiesta dall’accusa per Tommaso Pulizzi, il 48enne accusato di omicidio volontario aggravato per aver causato la morte di Pinuccio Zambianchi il 31 agosto 2015 vicino a Pontenure. L’auto di Pulizzi, secondo le accuse si sarebbe prima scontrata frontalmente con lo scooter, che aveva a bordo l’uomo e la moglie, poi avrebbe fatto una retromarcia passando sul corpo dello scooterista a terra fuggendo verso la città. «Non lo perdono, anche perché la pena la sto scontando io» ha detto a margine del processo Lucia Aprici, moglie di Zambianchi. Il pm Emilio Pisante, questa mattina 17 giugno, ha chiesto 21 anni di condanna per omicidio, nell’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare Adele Savastano. La sentenza è prevista per fine luglio. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Righi, aveva scelto il rito abbreviato. Per effetto dello sconto di pena la condanna è stata ridotta a 14 anni e 8 mesi, a cui vanno aggiunti altri 8 mesi di arresto chiesti dal pm per guida in stato di ebbrezza. Negli anni di condanna richiesti, il pm ha inserito in concorso anche i reati di omissione di soccorso e di resistenza a pubblico ufficiale Righi ha, invece, chiesto l’assoluzione oppure il minimo della pena. Il difensore ha anche chiesto di riqualificare il reato in omicidio colposo e non volontario. In aula, oggi, è intervenuto anche Pulizzi con dichiarazioni spontanee. L’uomo ha ripetuto di non ricordare nulla di quella tragica serata e ha chiesto scusa alla moglie di Zambianchi. Si è detto dispiaciuto - «non dormo la notte» - per le conseguenze di un suo gesto che hanno causato la morte di un uomo. L’imputato si trova tuttora agli arresti domiciliari dopo essere rimasto in carcere per circa tre mesi. Con una grande forza interiore, Lucia Aprici, appoggiata a una gruccia, ha seguito le fasi dell’udienza. «La forza di rivivere di nuovo quella notte - ha detto al termine - me l’ha data mio marito, che ho nel cuore. Lui mi ha aiutata». La donna, assistita dagli avvocati Stefano Piva e Mara Tutone, ha rinunciato a costituirsi parte civile quando l’imputato ha scelto il rito abbreviato. I legali proseguiranno con un’azione civile e chiederanno il risarcimento la Fondo di garanzia per le vittime degli incidenti stradali (Consap). E’ la prima volta che a Piacenza viene contestato l’omicidio volontario per un incidente stradale. A bloccare il 47enne erano stati i carabinieri della stazione Levante di via Caccialupo, che a Montale, lungo la tangenziale, notarono una Fiat Punto, distrutta davanti e con il motore che fumava, mentre viaggiava verso Piacenza. Subito dopo scoprirono che era l’auto che poco prima aveva causato l’incidente a Pontenure e che si era data alla fuga. (Nell'immagine allegata, Alessandro Righi, l'avvocato di Pulizzi)

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