Truffa del vino, i leader hanno patteggiato

In quattro, per il reato di associazione per delinquere. Tutti e undici gli imputati hanno chiesto di patteggiare per il reato di truffa

La grande truffa del vino potrebbe non arrivare in un’aula di Tribunale. Molti degli imputati, infatti, hanno già patteggiato o stanno chiedendo di farlo. L’indagine coordinata dal sostituto procuratore Matteo Centini e condotta dal Norm dei carabinieri di Fiorenzuola con la collaborazione della Squadra Mobile della polizia, aveva portato alla luce un gruppo di persone - ad alcune è stato contestato il reato di associazione per delinquere - che con avrebbero truffato una quarantina di ristoratori (undici quelli piacentini) in diverse province, tra cui Milano, Varese, Pavia, Cremona, Parma, Biella, Verbania, Novara, Imperia, Bologna, Ferrara, tutti di livello medio alto.

Quattro truffatori, ritenuti dalla procura gli organizzatori, hanno patteggiato la pena - per tutti inferiore ai due anni - per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. I quattro (un quinto è latitante) hanno anche risarcito le vittime. Tutti e undici, invece, hanno chiesto di patteggiare il solo reato di truffa. Tra gli imputati, residenti a Torino e di origine nomade, ci sono anche due piacentini (anche loro vivono in Piemonte), che avrebbero avuto il ruolo di comprimari.

Il modello replicato in tutti i raggiri era sempre lo stesso. Le truffe si sono svolte tutte nell’estate del 2019, tra giugno e agosto. Il ristorante veniva contattato per prenotare una cena per molte persone. Per assicurarsi la fiducia del proprietario, i truffatori dicevano di chiamare a nome di qualcuno che loro conoscevano bene e che era un cliente abituale. Veniva spiegato che ai pasti si sarebbe dovuto servire del vino francese che non si trovava sul mercato italiano. Poi, iniziava l’azione che avrebbe condotto alla truffa. Al ristoratore, veniva chiesto di ritirare il pregiato vino francese - quasi sempre a marchio Pays d’Oc - che avrebbero dovuto pagare alla consegna. Il denaro sarebbe poi stato restituito, dai presunti committenti, al momento del pasto. Cosa che, però, non è mai avvenuta. Il costo, in genere, si aggirava sui 500 euro per due confezioni da tre bottiglie ciascuna. In realtà, quello che veniva consegnato era del normalissimo vino acquistato nei supermercati al prezzo di 40 euro per diverse bottiglie.

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