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Truffa un amico d'infanzia fingendosi poliziotto: chiesti tre anni

Tre anni per truffa e circonvenzione di incapace. E' la pena chiesta dal pm Monica Bubba per un 40enne accusato di truffa, circonvenzione di incapace, sostituzione di persona e falso in scrittura privata

Tre anni per truffa e circonvenzione di incapace. E' la pena chiesta dal pm Monica Bubba per Cristian Ventimiglia, 40 anni, accusato di truffa, circonvenzione di incapace, sostituzione di persona e falso in scrittura privata. La vittima sarebbe un coetaneo, amico d’infanzia, a cui sarebbero state fatte sparire un’auto e diverse migliaia di euro. Il difensore di Ventimiglia, l’avvocato Marco Cavallari, ha chiesto invece l’assoluzione per i reati di truffa e circonvenzione di incapace. Il legale si è poi associato alla richiesta del pubblico ministero di non procedere, perché non più previsto come reato reati, per gli episodi di falso in scrittura privata. Il 40enne raggirato si è costituito parte civile con l’avvocato Fabrizio Poggi Longostrevi, del Foro di Parma, il quale si è associato alle richieste di condanna e ha chiesto anche un risarcimento di 80mila euro. Il giudice Gianandrea Bussi ha rinviato il processo alla fine di luglio, per le repliche e l’eventuale sentenza. E’ giunta così al nastro di arrivo una vicenda iniziata due anni fa, dopo la denuncia ai carabinieri. Secondo la vittima, l’uomo lo avrebbe truffato per oltre 35mila euro e si sarebbe fatto intestare una Mercedes senza vedere un euro, del valore di 7.500 euro, con la promessa di vendergliela. Inoltre, il presunto truffatore avrebbe anche acceso prestiti con diverse finanziarie per circa 30mila euro, facendoli confluire sui conti correnti aperti con la finta carta di identità. Ventimiglia, spacciandosi per poliziotto in servizio in procura e legato ai servizi segreti, secondo quanto emerso in aula, si sarebbe fatto dare il documento dicendo di poter aiutare il 40enne. Quest’ultimo, infatti, avrebbe dovuto restituire a un compratore i soldi versati, circa 100.000 euro, per la vendita di una casa. Ventimiglia avrebbe detto di poter risolvere tutto. Secondo lo psichiatra che ha eseguito una visita il 40enne truffato, in cura dal 2004, avrebbe una forma di ritardo mentale e sarebbe affetto da paranoia che gli ha fatto nascere il timore di essere perseguitato. L’avvocato Cavallari ha sostenuto in aula che il suo assistito non avrebbe commesso alcun reato. I testimoni chiamati dall’accusa, ha affermato, erano tutte persone estranee ai fatti e non hanno mai assistito agli incontri fra il 40enne e Ventimiglia. Sulla presunta incapacità mentale della vittima, Cavallari ha detto che non esiste una truffa legata allo stato di salute, perché il 40enne aveva in precedenza fatto una trattativa, acquistato una casa e fatto dei debiti. La famiglia del 40enne, inoltre, avrebbe dovuto intervenire, ma non lo ha fatto. E il legale si è soffermato molto sui rapporti tra i genitori e il figlio. Quando Ventimiglia si è qualificato come poliziotto o 007 nessuno ha verificato. Né qualcuno gli ha chiesto una ricevuta quando la madre della vittima gli ha consegnato 20mila euro.

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