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(Foto Alessandro Bersani)

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«Uberto Pallastrelli e il pubblico: un successo lungo tutta la sua carriera»

Tra le iniziative collaterali, organizzate in concomitanza della mostra dedicata al ritrattista Uberto Pallastrelli (1904-1991) a palazzo Galli, si è tenuta, nella giornata del 5 gennaio, la conferenza della prof. Valeria Poli

Tra le iniziative collaterali, organizzate in concomitanza della mostra dedicata al ritrattista Uberto Pallastrelli (1904-1991) a palazzo Galli, si è tenuta, nella giornata del 5 gennaio, la conferenza della prof. Valeria Poli.

Il tema affrontato è stato quello, alla luce della ricerca condotta per una definizione storico critica della sua attività artistica, del rapporto tra l’artista e il pubblico. La ricostruzione della fase della formazione di Uberto Pallastrelli permette di identificare il profilo di una formazione artistica nel solco della tradizione prima all’istituto Gazzola di Piacenza e in seguito all’Accademia di Brera a Milano.                                                                                                                                                              A dimostrazione del fatto che si tratti di un artista desideroso di avvalersi dei canali tradizionali di confronto con il mercato, si ricorda, alla fine degli anni Venti, il viaggio a Parigi dove allestisce la sua prima personale presso la famosa galleria Charpentier, esponendo i ritratti di celebri personaggi proseguendo poi a Londra, dove si trasferirà nel 1936, grazie alle mostre allestite nel 1938 presso la galleria Knoedler e nel 1939 alla galleria Stafford.Si tratta soprattutto di un successo di pubblico, che lo accompagnerà lungo tutta la sua carriera, testimoniato dalla stampa londinese che dedica ampio spazio al ritrattista della aristocrazia inglese e scozzese nonostante una limitata attenzione da parte della critica ufficiale.

Il desiderio di confrontarsi con i canali ufficiali del riconoscimento critico, lo porta alla partecipazione alla Biennale di Venezia (1938, 1942), al Premio Sanremo (1939) e alla Quadriennale di Roma (1943). Si tratta di importanti occasioni di confronto con la critica più aggiornata che permettono di rivedere il giudizio secondo il quale si tratterebbe di “un artista solitario che odiava le cricche, l’invidia, i cenacoli, le parole inutili”.

_DSC5258-2Il parere dei critici coevi evidenzia i suoi debiti culturali sintetizzati da Ferdinando Arisi: “cerca di fondere i modi espressivi di Boldini con il denso e intenso impasto cromatico di Mancini, addolcito e reso fermentante dal tocco lieve di De Pisis, suo parente, per far vibrare i contorni”.  Da Giovanni Boldini eredita il taglio del ritratto che, nell’assoluta indifferenza per il contesto, si propone di valorizzare il ruolo sociale di una committenza di alto rango costituita, per la maggior parte, da splendide donne e bambini e, solo in parte, da uomini per i quali l’abito è fondamentale per l’individuazione del ruolo sociale. La tecnica utilizzata, anche grazie all’utilizzo del coltello e della spatola invece del pennello, trae origine dall’uso del colore con fine costruttivo utilizzato dalla Scapigliatura lombarda reinterpretato da Antonio Mancini nei suoi ritratti dedicati alle diverse classi sociali; ma anche, nonostante la differente scelta di genere, nella “stenografia della pittura” o “estetica del frammento” di Filippo De Pisis con il quale condivide il desiderio di essere considerato “dilettante eccelso e volutamente refrattario al professionismo”. 

Dal punto di vista stilistico – ha concluso Poli - Pallastrelli non sembra collocabile in una delle ricerche codificate del Realismo, quanto piuttosto in una applicazione personale della ricerca del ritorno all’ordine che, rifiutando gli eccessi delle Avanguardie, mette nuovamente al centro la formazione tradizionale dell’artista coniugata alla registrazione oggettiva della realtà che, come consigliato da un approccio di tipo classicista già sperimentato dal Realismo ottocentesco (Gustave Courbet), rinuncia alla partecipazione politica proponendo un’arte del disimpegno e del disinganno.   

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