Svelata la truffa milionaria dei 5 imprenditori piacentini

Due imprenditori agli arresti domiciliari e altri quattro con obbligo di dimora. La mega truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea era stata guidata dal commercialista Ferdinando Marini, 68 anni. Adesso è in Svizzera, si dice per motivi di salute. I sei hanno frodato 6 milioni di euro

Sarebbe stato lui, Ferdinando Marini, 68 anni il motore del “pool” di cinque imprenditori piacentini finito ieri nella rete della Guardia di Finanza. Il suo studio di consulenza, avrebbe aiutato i dirigenti della ditta ad ottenere in modo illecito i 6 milioni di finanziamenti necessari per aprire in Calabria  l’opificio. In cambio, Marini, commercialista, avrebbe ricevuto una percentuale sullo stesso importo finanziato.

Però, ai sei è andata male, commercialista compreso. Che al momento del mandato di custodia cautelare, si trova oltreconfine, in Svizzera, pare per motivi di salute. Domiciliari per Giovanni Aidi e per la moglie Bruna Motta. A Luigi Camminati, Margherita Rossi e Silvano Pighi è stato imposto l’obbligo di dimora.
  Avevano gonfiato i costi necessari per aprire l'opificio in Calabria  

L’operazione, condotta dalle Fiamme Gialle di Cosenza e Catanzaro alla guida di Giovanni Castriganò del nucleo di polizia tributaria e con la collaborazione degli agenti di Piacenza, è stata chiamata Sparkling, dal nome di uno yacht di 20 metri, posto sotto sequestro dagli investigatori e riconducibile al commercialista Marini.

I cinque imprenditori, guidati da Marini, avevano gonfiato i costi necessari per aprire l’opificio in una zona disagiata (avevano scelto la Calabria), condizione necessaria per ottenere il finanziamento dall’UE.  Fra i documenti, sono state trovate fatture inesistenti per circa 15 milioni di euro.

La Guardia di Finanza ha anche disposto il sequestro della ditta Ribà, di San Marco Argentano (Cosenza) riconducibile ad Aidi e consorte; la ditta Ceramiche Mortati di Spezzano Albanese, automobili e l’imbarcazione da diporto.

Le accuse contestate dai magistrati calabresi ai cinque piacentini, fra le altre, sono: associazione per delinquere finalizzata a frodare lo Stato e l’Unione Europea, malversazioni ai danni dello Stato, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico e materiale in atto pubblico.



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